OCEAN’S THIRTEEN
(U.S.A. 2007)
di Steven Soderbergh
George Clooney
Brad Pitt
Matt Damon
Elliott Gould
Al Pacino
Ellen Barkin
Bernie Mac
Don Cheadle
Casey Affleck
Carl Reiner
David Paymer
Danny Ocean
Rusty Ryan
Linus Caldwell
Reuben Tishkoff
Willie Bank
Abigail Sponder
Frank Catton
Basher Tarr
Virgil Malloy
Saul Bloom
Vittima dell’hôtel


Chi La Fa L’Aspetti

In un montaggio anticonvenzionale, con soluzioni sceniche e inquadrature stile anni ’70, la banda di simpatiche canaglie torna ai fasti del primo episodio, di cui riprende temi, ambientazioni e svolte narrative, scandite da un ritmo che definire travolgente suona riduttivo. In un’aura vagamente misogina in cui le figure femminili sono relegate a fugaci apparizioni da belle statuine o peggio sotto forma di sexy femmes fatales in carriera da punire e distrarre seducendole col feromone, prendono corpo le nuove avventure degli scanzonati imbroglioni, ancora una volta impegnati sul set (come nella vita) per una giusta causa.

Superfluo notare come la mancanza di Julia Roberts alias Tess Ocean si avverta a dismisura, a dispetto delle illustri new entries Al Pacino ed Ellen Barkin. Negli eleganti panni di Willie Bank (ambizioso direttore di un albergo-casinò iper-barocco e super-esclusivo) Pacino riprende gli atteggiamenti sardonici e sulfurei tratteggiati nella parte di John Milton ne L’Avvocato del Diavolo (1997), mentre Ellen Barkin padroneggia il ruolo da manager rampante con il consueto charme venato di sensualità.

Persino lo ‘storico’ e ormai collaudato acerrimo nemico Terry Benedict - impersonato come di consueto da Andy Garcia - diviene (in quanto nemico del nemico) prezioso ma pur sempre infido alleato della banda di Ocean nella ‘spedizione punitiva’ ai danni del vero vilain di turno: il perfido hôtelier senza scrupoli Willie Bank che - nel bel mezzo di un’ambiziosa transazione d’affari organizzata nei più piccoli dettagli da Reuben Tishkoff aka Elliott Gould – lo mette fuori gioco a tradimento, causandogli un infarto.

Gli affiatati componenti della banda di ladri più cine-fotogenici abbandonano le loro rispettive attività senza pensarci neppure un istante e si riuniscono in un lampo per assistere l’amico, giurando di vendicarlo. In un vorticoso avvicendarsi di furbeschi e arditi (quanto improbabili) escamotage iper-tecnologici, l’allegra brigata riesce ovviamente a raggirare il perfido Bank, sabotando i congegni elettronici di controllo dei tavoli da gioco che regolano e stabiliscono il meccanismo delle vincite e delle perdite nel baraccone di divertimenti più kitsch che sia mai stato trasposto sugli schermi. Discorso analogo vale per certi versi anche per la trilogia di Soderbergh, che assume i connotati di luna park ipertecnologico un tantino fracassone, allegro e al contempo nostalgico, che strizza l’occhio allo spettatore e sa ridere di se stesso in un divertissement che travolge e coinvolge.
Senza ombra di dubbio, il suo elaboratore interno è l’auto-ironia e la tendenza a non prendersi troppo sul serio e forse solo il susseguirsi concitato di svolte filmiche a tratti intricate tende a mandarlo a sua volta in tilt.

Ma l’impegno a raccogliere fondi per la causa del Darfur, associato alla presentazione a Cannes della pellicola, è invece un obiettivo perseguito con costanza, impegno e convinzione, su cui neppure la naturale simpatia di George Clooney ha voglia di scherzare.

©® Annalisa
Lunedì 23 Luglio 2007
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