L’ULTIMO INQUISITORE
(Spagna, 2006)
di Milos Forman
Javier Bardem
Natalie Portman
Stellan Skarsgård
Randy Quaid
Blanca Portillo
Michael Lonsdale
Fratello Lorenzo
Inés/Alicia
Francisco Goya
Re Carlo IV
Regina Maria Luisa
Padre Gregorio

Inquietanti e caricaturali come i ritratti di Francisco Goya - alla cui vita il film è ispirato - i personaggi del melodramma a tinte forti copyright Milos Forman si alternano in un intreccio tortuoso, le cui svolte filmiche vengono spesso liquidate con frettolosa nonché fastidiosa superficialità. Personaggi che assurgono a testimoni spesso passivi dei complessi rivolgimenti storici avvicendatisi nella Spagna a cavallo tra i secoli XVIII e XIX, che segnarono il sofferto passaggio dall’oscurantismo della Santa Inquisizione alle teorie progressiste dell’Illuminismo, passando attraverso la conquista degli eserciti napoleonici fino alla Restaurazione della monarchia.

Pesante, pedantesco, didascalico e a tratti persino grottesco, il lavoro di Forman poggia interamente sulle pur valide performance di un cast dignitoso, su cui risalta a pieno titolo il grande Javier Bardem nel ruolo di Fratello Lorenzo. In una completa gamma cromatica intrisa delle più intime sfumature, Bardem dipinge a tinte fosche l’irrisolto tormento di un uomo divorato da passioni contrastanti.

Stellan Skarsgård ricorda William Hurt nei tratti del volto così come negli stilemi recitativi e pare riprodurre in tratti caricaturali la sua interpretazione di Luis Molina ne Il Bacio della Donna Ragno.

Dal canto suo, Natalie Portman s’impegna lodevolmente nel doppio ruolo assegnatole dal regista, ma spesso il risultato dei suoi ammirevoli sforzi è a sua volta grottesco e permeato da una comicità involontaria.

Senza ombra di dubbio va riconosciuto ad un cineasta di indiscusso talento come Milos Forman il merito di aver puntato il dito contro gli orrori della Santa Inquisizione spagnola, denunciandone gli aberranti abusi perpetrati in nome di Cristo.
Interessanti le sequenze in cui Forman illustra i complessi e delicati procedimenti adottati dal maestro Goya nella realizzazione delle sue acqueforti, mostrando il sempre affascinante processo di creazione di un dipinto, sulla scia delle innovative tecniche sviluppatesi proprio negli anni in cui visse il grande e tormentato artista. Toccante la commossa partecipazione del regista alla condizione di sordità che connota l’ultimo periodo esistenziale del pittore, condizione resa con l’immedesimazione nella sua limitata percezione degli eventi, che si traduce in una lettura essenzialmente visiva di cui lo spettatore viene reso partecipe nell’intermittente assenza di suoni. La costante presenza del mediatore che traduce visivamente le parole degli interlocutori di Goya è una soluzione onesta e realistica, che tuttavia a tratti sfocia in una deprecabile comicità involontaria che altera la percezione delle scene e ne rallenta il ritmo.
I rivolgimenti sociali e politici che connotano lo sviluppo narrativo s’innestano funestamente nel mutamento prospettico dello stesso regista, che assolve in maniera opportunistica coloro che in un primo tempo erano mostrati in veste di carnefici, mentre al contempo condanna chi pareva meritare decisive attenuanti.

Forman lascia il segno e scuote le coscienze, ma spesso lo fa disturbando e inquietando come le istituzioni che condanna. E questo non fa necessariamente del suo film un capolavoro di perfezione visiva, stilistica e contenutistica che resterà impresso nella memoria cinematografica.

©® Annalisa
Mercoledì 2 Maggio 2007
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