THE ILLUSIONIST
(Repubblica Ceca/U.S.A. 2006)
di Neil Burger
Edward Norton
Paul Giamatti
Jessica Biel
Rufus Sewell
Eddie Marsan
Erich Redman
Eisenheim/Eduard Abramovich
Ispettore Uhl
Duchessa Sophie Von Teschen
Principe ereditario Leopold
Impresario Joseph Fischer
Conte Rainer


Magia del Cinema o Cinema della Magia?

Lo sguardo concentrato, la mano tesa a sondare dimensioni parallele dello spirito, nel tentativo di superare gli ostacoli della gravità, per varcare i confini tra spazio e tempo, tra vita e morte. Con questa immagine a tutto tondo di Edward Norton - tornato alla ribalta nei suoi incostanti splendori interpretativi - si apre la sequenza introduttiva di The Illusionist. Tratto dal racconto breve del premio Pulitzer Steven Millhauser dal titolo Eisenheim The Illusionist, a sua volta ispirato ad Erik Jan Hanussen - chiaroveggente attivo a Vienna nella prima metà del XX Secolo, assassinato dai Nazisti nel 1933 - il lavoro di Neil Burger presenta non poche analogie con la pellicola di Nolan The Prestige, con cui condivide temi, atmosfere e ambientazioni.

Come nel film di Nolan, l’azione si apre sulla sequenza dell’arresto del mago durante una sua esibizione a teatro, per poi dipanarsi a ritroso lungo un intenso flashback che nelle ultime sequenze si ricongiunge alla scena d’apertura, sciogliendone tutti i misteri.
La descrizione delle atmosfere ricalca l’opera di Nolan nella fotografia di Dick Pope dai toni antichi virati sul bronzo, che riproduce la concezione classica di un Ottocento sospeso tra conservatorismo e apertura al progresso tecnologico.

Nolan punta a distrarre lo spettatore per condurlo su una falsa pista e ingannarlo servendosi della stessa tecnica illusoria applicata dai maghi che traspone sullo schermo; parallelamente Burger – rispettando la traccia del racconto a cui s’ispira - intesse tramite il protagonista un intreccio fittizio, che viene svelato nei più intimi dettagli attraverso rapidi flash esplicativi che riproducono le intuizioni di una mente brillante.

Ma ad un più attento esame emergono anche molte divergenze tra le due pellicole.

Mentre il film di Nolan è ambientato nella Londra vittoriana fine Ottocento, l’opera di Burger si colloca nella Vienna imperiale della stessa epoca: Praga e dintorni costituiscono lo scenario cinematografico in cui si sono svolte le riprese e in cui è stata ricostruita la corte del Principe ereditario Leopold (figura immaginaria ispirata a Rodolfo, figlio dell’Imperatore Francesco Giuseppe, trovato morto nel 1889 in circostanze misteriose).
L’intensa opera di Nolan si articola intorno a salti temporali e distorsioni cronologiche per evidenziare il mutamento prospettico di lettura della trama, mentre Burger predilige un impianto stilistico più lineare, razionale e progressivo.

La passione che brucia l’anima e tormenta le vite dei due protagonisti di The Prestige - gli straordinari Hugh Jackman e Christian Bale – si concretizza nella rivalità professionale, nell’ambizione e nel rancore reciproco, mentre il fuoco sacro che consuma l’illusionista Eisenheim/Norton del film di Burger è l’amore allo stato puro nei riguardi della duchessa Sophie Von Teschen, nutrito e ricambiato fin dall’infanzia. Un sentimento travolgente, unico, totalizzante, che lo spinge ad ordire fino alle estreme conseguenze una sfida letale contro il Principe ereditario Leopold, per il quale Sophie non rappresenta che una preziosa gemma da incastonare nel suo perfido e ambizioso piano di potere.

La lunga digressione iniziale, narrata dalla voce dell’Ispettore Capo Uhl (un grandissimo Paul Giamatti) e poi ricondotta all’azione corrente, snoda la prima parte dell’intreccio raccontando le umili origini del futuro mago Eisenheim, al secolo Eduard Abramovich, figlio dell’ebanista della nobile famiglia Von Teschen, dotato di strani poteri e per questo guardato con sospetto, schernito ed emarginato dai coetanei. Ma la dolce Sophie dà ascolto solamente alla voce del cuore e intesse con Eduard un’amicizia contrastata dalla famiglia e destinata a trasformarsi subito in amore. I due giovani vengono separati ma si rincontrano molti anni dopo a Vienna proprio sul palcoscenico dell’ormai famoso Eisenheim che attira su di sé curiosità e pettegolezzi, registrando il “tutto esaurito” ad ogni spettacolo.
Eduard/Eisenheim e Sophie si riconoscono immediatamente e tra i due si riaccende la scintilla di una passione mai sopita. Da questo spunto narrativo si sviluppa la pericolosa sfida impari tra i due rivali in amore, da una parte Eduard l’illusionista e dall’altra l’erede al trono imperiale, l’egocentrico e crudele Principe Leopold, futuro sposo di Sophie.

Pur agendo nell’interesse del monarca per cui lavora, sedotto dalle sue allettanti promesse e abbagliato dalle prospettive di carriera nella polizia viennese, l’ispettore Uhl prova ammirazione e simpatia per Eduard/Eisenheim, con cui in fondo condivide le umili origini: «Non crediate di poter entrare a far parte del loro mondo: noi ne saremo sempre esclusi» - intima Uhl ad Eduard in un prudente avvertimento. Il brillante acume professionale conduce l’ispettore Uhl sulla strada della verità, che si rivela assai lontana dalle apparenze: «Tutto quello che avete visto qui sono solamente illusioni» - così sembra voler chiudere il regista al pari del suo personaggio al termine di ogni spettacolo. Da cui ci si risveglia con un’emozione delicata che solamente la magia del cinema – del buon cinema - riesce a trasmettere.

©® Annalisa
Giovedì 12 Aprile 2007
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