CASINO ROYALE
USA/UK/Germania/Repubblica Ceca
2006
di Martin Campbell
Daniel Craig
Eva Green
Mads Mikkelsen
Judi Dench
Jeffrey Wright
Giancarlo Giannini
Caterina Murino
Claudio Santamaria
Simon Abkarian
Isaach De Bankolé
Jesper Christensen
Ivana Milicevic
James Bond
Vesper Lynd
Le Chiffre
M
Felix Leiter
Mathis
Solange
Bombarolo Carlos
Alex Dimitrios
Steven Obanno
Mr. White
Valenka


Bond Begins

Con il suo aspetto ruvido e l’espressione impenetrabile, capelli biondi e occhi azzurri incorniciati in un volto aspro dai tratti decisamente slavi, Daniel Craig (attore britannico purosangue, classe 1968) conferisce un’impronta del tutto nuova alla serie dedicata alla spia più cinematografica che sia mai uscita dalla penna di uno scrittore. Tratto dal romanzo omonimo di Ian Fleming, primo della fortunatissima e longeva serie, il ventunesimo episodio della saga rimette in discussione l’invincibilità ed il carisma tutto macho della spia britannica al servizio di Sua Maestà, ripercorrendone l’incipit drammatico anticamera della licenza di uccidere e tratteggiando una personalità tormentata, insicura, ben lontana dall’immagine di eroe invulnerabile e insensibile cui il pur mitico Sean Connery aveva abituato il fedele pubblico. Scomparsi i raffinati e tecnologici gadgets di Mister Q, Bond/Craig combatte a mani nude lanciandosi in salti acrobatici improbabili come da copione eppure efficaci, sporcandosi, sudando e sanguinando, ricevendo una serie di colpi bassi nel senso letterale del termine, non solo dagli avversari – più moderni perché assetati non di potere ma di denaro - ma anche e in maniera più dolorosa dalle avvenenti partners con cui si misura (le splendide e intense Eva Green e Caterina Murino).

Non nuovo alla regia della serie di 007 – autore dell’episodio del 1995, Goldeneye, in cui gli elegantissimi abiti della spia inglese erano indossati con classe e aplomb tutto british da Pierce Brosnan, già al cospetto dell’inflessibile M/Judi Dench – il regista Martin Campbell fa riemergere le umili origini di un personaggio ancora in divenire, appena promosso 007 con licenza di uccidere e tuttavia inesperto, insicuro, a tratti persino goffo. L’ironia ed il glamour lasciano spazio all’impronta dark conferita da Ian Fleming al suo romanzo d’esordio, concepito durante la crisi del secondo dopoguerra britannico.

Girata in bianco e nero e avvolta in una fotografia dai toni lividi ed essenziali, la sequenza di apertura mostra l’agente segreto impegnato in una sbrigativa quanto spietata esecuzione del primo personaggio losco di turno, perseguendo l’obiettivo di ottenere il doppio zero davanti al 7, ovvero la licenza di uccidere. Sulla falsariga di Batman Begins , in cui Nolan metteva in luce il lato più oscuro, fragile e tormentato del futuro Uomo Pipistrello, Martin Campbell fa riaffiorare l’aspetto umano, emotivo, vulnerabile di James Bond. Merito innegabile del regista neozelandese è l’intuizione che solamente rinnovandosi nell’assetto strutturale, narrativo e formale, Bond avrebbe potuto ritrovare se stesso.

Persino i titoli di testa e la colonna sonora vengono aggiornati, lasciando il posto ad una sigla stilizzata che rimanda agli anni ’70, mentre il tema musicale di John Barry viene ripreso solamente alla fine.

Il ricco cast imprime un carattere internazionale alla pellicola – girata appunto in svariate locations come impone il cliché di spy-story contemporanea – e annovera interpreti italiani di spessore, quali Caterina Murino nelle succinte vesti di Solange, Claudio Santamaria - che riesce a delineare con grande talento un ruolo breve ma importante nella dinamica del film - e last but not least il grande Giancarlo Giannini, capace di bucare lo schermo con un solo sguardo. Menzione speciale meritano i “cattivi” – o meglio: gli ambigui - dell’episodio: un grandissimo Mads Mikkelsen si cala nel ruolo del perfido Le Chiffre - il cui nome condensa in sé un’ossessione perversa per il gioco d’azzardo - alter ego oscuro e impenetrabile dello stesso Bond, subdolo vilain di classe avvolto da un’aura sinistra che accenna non senza allusiva ironia alla figura di Dracula; il bombarolo mercenario incaricato di far saltare un prototipo in aeroporto, reso lucidamente da Claudio Santamaria; l’ambiguo e sfuggente Mathis, tratteggiato in ogni intima sfumatura dal grande Giancarlo Giannini; Jesper Chistensen nella parte di Mr. White; ogni commento risulta superfluo per la mitica Judi Dench nel ruolo a lei ormai familiare di M, principale di Bond e dirigente di M16, il Servizio Segreto britannico; la stessa Eva Green nelle vesti sensuali e al contempo vagamente androgine di Vesper Lynd, contabile di M16.

Nei succinti panni delle Bond Girls imprimono indelebilmente la pellicola - in rigorosissimo ordine di apparizione – l’intensa Caterina Murino e la straordinaria Eva Green. La prima delinea alla perfezione la sensuale fragilità di Solange, amante di Dimitrios, braccio destro di Le Chiffre; la seconda tiene testa al protagonista con disinvolta noncuranza e domina la scena con dialoghi sferzanti alla Cukor, facendo affiorare il lato ambiguo e altrettanto vulnerabile dell’unica donna capace di far breccia nel cuore di James Bond, pronto a gettare la sua carriera alle ortiche per seguirla in capo al mondo.

Daniel Graig è più vero del vero James Bond e supera brillantemente una prova non facile, conquistando chi per la prima volta si accosta al genere, compresi gli spettatori non abitués della saga, mentre in alcuni casi isolati fa storcere ancora un po’ il naso agli indomabili scettici riflessi nella figura più classica di 007, veri appassionati nostalgici del cinico supereroe sciupafemmine tratteggiato da Sean Connery.

©® Annalisa
Mercoledì 17 Gennaio 2007
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