I FIGLI DEGLI UOMINI
(UK/USA, 2006)
di Alfonso Cuarón
Clive Owen
Julianne Moore
Michael Caine
Chiwetel Ejiofor
Charlie Hunnam
Peter Mullan
Oana Pellea
Paul Sharma
Theodore Faron
Julian Taylor
Jasper Palmer
Luke
Patric
Syd
Marichka
Ian


L’Apocalisse copyright Cuarón

Il (pessimo) adattamento di Alfonso Cuarón del romanzo di P. D. James risulta tanto inutile quanto blasfemo. Neppure col terzo episodio della saga di Harry Potter Cuarón era riuscito a riscattarsi dalla sua insita mediocrità, avendo snaturato l’essenza solare e giocosa della serie ideata da Joanne Kathleen Rowling in un’impronta troppo marcatamente dark per non risultare fastidiosamente posticcia.

Nel caso del film in questione, il regista (?) tenta invano di clonare da Blade Runner atmosfere futuristiche credibili, ambientando la narrazione in scenari grigi e desolati, percorrendo con carrelli concitati strade brulicanti di barboni spacciati per borderlines, per lo più rinchiusi in gabbie che rimandano ai ghetti nazisti, ove squallore e degrado vengono enfatizzati al punto da sembrare artefatti, mentre sui muri e sugli autobus fanno orrenda mostra di sé fatiscenti tabloids animati (sempre – per così dire - alla Blade Runner).

Lo sforzo di convincere della bontà delle intenzioni è altissimo, ma purtroppo per Cuarón (e anche per noi) il solo risultato che riesce ad ottenere è un pasticciato polpettone di rivoltante e insistita propaganda filo-hippy che dà la nausea dopo i primi venti minuti. I protagonisti vengono dipinti con ironia e osservati da dietro le quinte con occhio bonario, ma chi assiste alla proiezione in sala li percepisce unicamente come spaesate patetiche macchiette che balbettano dialoghi imbarazzanti rivolti al loro unico desolato interlocutore: il cattivo gusto, protagonista assoluto della pellicola (definirla kitsch sarebbe infatti solo un complimento che Cuarón decisamente non merita).

Clive Owen fa come sempre del suo meglio, ma da solo non può sostenere il peso di un flop di tale calibro e neppure evitare la disfatta nei luoghi comuni e nella retorica di sinistra più bieca e (a suo modo) reazionaria.

Persino quando tenta di dare un tocco trendy al tutto (?) azzardando riferimenti all’arte con riproduzioni assortite e gigantografie di Guernica di Picasso - tanto per lanciare qua e là qualche simbolo pretestuoso - Cuarón non riesce a salvare la pellicola dallo sfacelo annunciato sin dalle sequenze introduttive, in cui il sibilo della bomba esplosa prosegue inesorabile (e insopportabile) innestandosi negli squilli isterici dei telefoni redazionali.

Sia P. D. James che Cuarón narrano (?) di un futuro 2027 in cui miseria, sporcizia, squallore e degrado regnano indisturbati, ove la gente ricorre ai kit di suicidio per sfuggire alla desolazione, mentre le donne sono diventate sterili. Ma l’insistenza con cui calcano l’accento sul parto in condizioni estreme e al limite del grottesco dell’unica donna rimasta miracolosamente incinta fa supporre (e temere per loro) che tali aberranti scenari siano stati (appunto) concepiti da menti troppo malate per potersi aprire anche solo a qualche timido e sparuto spiraglio di lucidità.

©® Annalisa
Giovedì 23 Novembre 2006
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