LA CASA DEL DIAVOLO
(U.S.A./GERMANIA, 2005)
di Rob Zombie
Sid Haig
Bill Moseley
Sheri Moon
William Forsythe
Ken Foree
Leslie Easterbrook
Geoffrey Lewis
Priscilla Barnes
Danny Trejo
Capitan Spaulding
Otis B. Driftwood
Baby Firefly
Sceriffo John Quincy Wydell
Charlie Altamont
Mamma Firefly
Roy Sullivan
Gloria Sullivan
Rondo


Non Entrate In Quella Sala

La perfezione tecnica del girato in puro stile anni -70 - tra inquadrature in steadycam, carrelli, riprese dall'alto e in ralenti, fermi immagine a fine sequenza e passaggi a scorrimento tra una scena e la successiva - non corrisponde purtroppo allo squallore delle ambientazioni e all'impronta volutamente ed eccessivamente gore-splatter che imprime tutta la pellicola. La versione italiana di titolo e locandina è ingannevole quanto basta nel suggerire una trama horror tradizionale con rimandi a cupe case infestate da demoni, mentre la pseudo-sceneggiatura mostra subito tutte le crepe di un terribile flop spacciato per cult movie intriso di citazioni.

Il film si pone come sequel de La Casa Dei 1000 Corpi (sempre copyright Robert Cummings, ex leader dei White Zombie, in "arte" Rob Zombie - nome tutto un programma per un regista di film horror) ma a conti fatti risulta un ributtante e mal riuscito tentativo di incrocio tra Easy Rider e Non Aprite Quella Porta. Road movie squinternato e fine a se stesso, spaccia una morale spicciola da quattro soldi per cui lo sceriffo vendicatore si porrebbe su un piano di crudeltà ancora peggiore rispetto ai cosiddetti cattivi: il raccapricciante, vomitevole clan cannibale è composto da personaggi tanto stereotipati quanto improbabili, sebbene inseriti in uno scenario tanto realistico da apparire squallido, riflesso agghiacciante della criminalità americana portata alle estreme conseguenze. I caratteri sono resi alla stregua di sboccate macchiette in odor di zolfo che di divertente non hanno proprio nulla (vedi Capitan Spaulding, preso di peso da Animal Crackers del citato Groucho Marx e deformato in una versione punk di IT). Paradossale è rappresentarli alla stregua di eroi sfortunati di fronte al fanatismo degli agenti altrettanto spietati che danno loro la caccia, facendoli apparire vittime di un sistema ingiusto e prevaricatore che non ne comprende la legittima voglia di rivalsa.

Perfettamente calati nei rispettivi ruoli, gli attori sono bravi e convincenti, forse anche convinti di recitare in un film di valore che passerà alla storia cinematografica come fatto culturale. La spocchia di certi avanzi della scena musicale punk rock non riesce neppure a far precipitare l'intera operazione nella comicità involontaria (per tacere del linguaggio da Bronx che connota certe battute e situazioni da commedia western americana, che da noi neppure fanno sorridere) dal momento che di fronte a certi orrori (nella più autentica accezione del termine ma escludendo ogni riferimento al genere cinematografico) non è l'ilarità bensì lo stomaco ad essere drammaticamente sollecitato.

Annalisa/Maggio 2006
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