BASIC INSTINCT 2
(Germania/Spagna/UK/USA 2006)
di Michael Caton-Jones
Sharon Stone
David Morrissey
Charlotte Rampling
Heathcote Williams
David Thewlis
Hugh Dancy
Catherine Davis Tramell
Dott. Michael Glass
Dott.ssa Madeline White
Dott. Jakob Gerst
Detective Roy Washburn
Cronista Adam Towers


A Volte Ritornano

Nella cornice ultramoderna di una Londra fotografata con tratti un tantino anonimi, Catherine Tramell torna ad indossare le vesti sempre più succinte della Dark Lady divoratrice di uomini e – in piena sintonia col cognome affibbiatole ad arte – continua a ordire intrighi a danno del malcapitato di turno. Inutile dire che la sceneggiatura faccia acqua da tutte le parti e presenti una serie di lampanti incongruenze che scivolano nel ridicolo (quasi come i romanzi che un soggetto paranoico e disturbato come la Tramell riesce incredibilmente a scrivere e a pubblicare, raccogliendo così una tacita testimonianza autobiografica dei suoi stessi “istinti primari”).

Assurda e illogica ad esempio la svolta narrativa per cui - a dispetto dei terribili precedenti - la pericolosa mantide viene sottoposta alla perizia psichiatrica di un piacente quarantenne rampante londinese (sebbene l’aspetto insipido di David Morrissey non renda pienamente giustizia ai canoni estetici pensati per il personaggio) anziché essere affidata più appropriatamente e verosimilmente alle cure di una figura professionale insensibile al fascino femminile. Molti personaggi portano cognomi a guisa di spie rivelatrici del loro carattere: il Dott. Glass cristallino eppure fragile come il vetro; la Dott.ssa White candida e senza macchia; il Detective Washburn (il pur valido David Thewlis, figura ambigua in Timeline di Richard Donner e Cavaliere Ospitaliero ne Le Crociate ) tenta di annegare nella vendetta le sue focose velleità, dissimulando i suoi non proprio irreprensibili metodi investigativi. Molti di questi pallidi stereotipi (per tacere della connotazione a guisa di macchietta dell’ingenuo Professore universitario tedesco Jakob Gerst) si aggirano spaesati nel percorso filmico, ignorando beatamente i torbidi trascorsi se non addirittura la vera identità della bionda dai toni forzatamente sensuali, che appare ovunque come per magia riuscendo a ingannare chiunque abbia la sventura d’imbattersi nel suo cammino da Vamp (ma non lo spettatore smaliziato che si aspetta puntualmente di vederla comparire in un contesto di prevedibilità che annulla l’effetto sorpresa).

Lo psichiatra Michael Glass, in un primo tempo inappuntabile, controllato e dai modi professionali, subisce una metamorfosi caratteriale improbabile mentre viene messo al tappeto dalla pericolosa Vedova Nera in un perverso e sottile gioco di seduzione, che lo avvolge lentamente ma inesorabilmente in una ragnatela da cui è impossibile scappare. Gli sviluppi narrativi appaiono forzati, enfatizzati, sopra le righe, sbalestrati in continui cambi di registro nel tentativo di destabilizzare uno spettatore già confuso. Sebbene il pur valido cast (compresa Charlotte Rampling, attrice di alto rango palesemente a disagio in una produzione mediocre come questa) compia sforzi sovrumani per apparire credibile, l’intera struttura narrativa crolla nello sfacelo della comicità involontaria.

Peccato per alcune svolte filmiche e per molte situazioni potenzialmente intriganti: alla fine anche le tanto enfatizzate sequenze bollenti si riducono ad un’artificiosa simulazione di amplessi tanto sofferti e perversi da apparire farseschi. La pur bellissima Sharon Stone (che al punteruolo da ghiaccio preferisce il bisturi per sfidare non gli uomini ma l’età) non è pienamente convinta né convincente nel pronunciare l’ennesima battuta allusiva senza muovere neppure un muscolo facciale (che sia anche questa colpa del bisturi?) Insomma neppure Sharon Stone sembra credere fino in fondo al cliché abusato della Vamp(Ira) fatalmente sensuale assetata di sesso e di sangue che (si) aggira con movenze e abbigliamento da lap dancer seminando ovunque lo strazio. Anche tra noi poveri spettatori.

©® Annalisa/Aprile 2006
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