IL MIO MIGLIOR NEMICO
(ITALIA, 2006)
di Carlo Verdone
Carlo Verdone
Silvio Muccino
Sara Bertelà
Ana Caterina Morariu
Agnese Nano
Paolo Triestino
Corinne Jiga
Leonardo Petrillo
Achille De Bellis
Orfeo Rinalduzzi
Annarita Rinalduzzi
Cecilia
Gigliola Duranti
Guglielmo Duranti
Ramona
Riccardo

Achille De Bellis (Verdone), gestore di una catena di alberghi di proprietà del cognato Guglielmo Duranti, fratello della moglie Gigliola, licenzia una cameriera per il furto di un portatile. La cameriera Annarita Rinalduzzi si proclama innocente e suo figlio Orfeo (Muccino) che vive in un quartiere popolare di Roma dove si prende cura della madre depressa, decide di vendicarsi. In poche abili mosse distrugge la vita di Achille, irrompendo nella lussuosa villa della moglie nel bel mezzo di una festa in onore dei 25 anni di matrimonio della coppia e distribuendo ai presenti le foto che mostrano Achille in atteggiamenti inequivocabili con la cognata Ramona, moglie di Guglielmo. In un baleno Achille si trova senza lavoro, senza fissa dimora perché cacciato dalla moglie isterica e minacciato dal cognato che gli intima di non farsi mai più rivedere e per giunta perde la stima della figlia Cecilia, che esce di scena senza dare più sue notizie.
Ma come in tutti gli intrecci che si rispettino, le coincidenze si sprecano e Orfeo nel frattempo si era innamorato proprio di Cecilia, ignorando che fosse la figlia del suo acerrimo nemico. Per di più Orfeo raccoglie la confessione della madre, la quale in un impeto di frustrazione ammette di aver davvero rubato il portatile per fare un favore al suo compagno spiantato.
Da questa cruciale svolta narrativa prende corpo la seconda parte del film, in cui Orfeo tenta di riscattarsi e di ritrovare Cecilia per riavvicinarla al padre.

Una commedia delicata, divertente e azzeccata l’ultima fatica di Verdone, che riesce a sorprenderci nell’irresistibile verve comica con cui si cala ancora una volta in un personaggio irrisolto, tormentato, in un adulto ipocondriaco afflitto dai sensi di colpa e dalla immancabile Sindrome di Peter Pan. Cui fa da contrappunto la figura di Orfeo, ragazzo cresciuto troppo in fretta nel doloroso rimpianto di non aver mai conosciuto il padre e costretto a proteggere la madre dalla fragile volubilità delle sue continue crisi depressive. L’alchimia tra Achille e Orfeo, i cui nomi richiamano per studiato contrasto nobili figure mitologiche, due personaggi tanto contrapposti da essere alla fine complementari, funziona alla grande e regala momenti di alta comicità, strizzando l’occhio anche ad un pubblico giovanissimo che si riconosce nella recitazione a briglia sciolta di un Silvio Muccino dalla romanità disincantata.

Nel secondo tempo del film, l’azione si sposta di continuo alla ricerca di Cecilia tra la Lombardia, Ginevra e Istanbul, dove si dipanano gags irresistibili nella migliore tradizione della commedia classica, riuscitissima anche nel primo tempo con situazioni già proposte in altri lavori ma sempre ben congegnate, articolate nei giusti tempi della battuta e della pausa per dare spazio all’effetto comico.

Il Mio Miglior Nemico attesta ancora una volta l’intelligenza e la versatilità di un artista del calibro di Verdone, capace di mettersi in discussione e di rinnovarsi nel contesto di uno stile ormai inconfondibile e al contempo mostra l’evoluzione di un Muccino (autore della sceneggiatura) che ha saputo fare enormi progressi nella recitazione e soprattutto nella dizione, anche se la pronuncia resta a tratti confusa e l’audio scadente non aiuta a districarsi tra battute spesso sussurrate e mal scandite.

Silvio Muccino e Carlo Verdone si erano incrociati nell’ultimo passaggio di testimone in Manuale d’Amore, il film a episodi concatenati copyright Giovanni Veronesi e in questa nuova commedia riprendono il tema del viaggio come percorso di crescita, già sviluppato in stilemi e contesti molto differenti dallo stesso Verdone in coppia con Alberto Sordi nel film In Viaggio Con Papà. Il conflitto di classe dei due protagonisti Achille e Orfeo si stempera e si risolve in un rapporto costellato di amichevoli schermaglie, che porta Orfeo a riscoprire in Achille il padre che avrebbe sempre desiderato conoscere (il vero padre lo incrocia brevemente nel corso della trasferta lombarda, regalandoci un momento di autentica commozione)

L’happy end è quasi un must in una commedia certamente riuscita, forse troppo fitta di sponsor che invadono la scena a più riprese creando uno sgradito effetto di pubblicità molto poco occulta. Un eccesso che si perdona volentieri ad un artista come Verdone, erede assoluto e a buon diritto della migliore tradizione della commedia all’italiana, forse un tantino minimalista, ma nelle cui situazioni anche paradossali riusciamo a riconoscerci e a ritrovare la parte migliore di noi stessi.

©® Annalisa/Marzo 2006
Riproduzione Riservata