KING KONG
(U.S.A. / Nuova Zelanda, 2005)
di Peter Jackson
Naomi Watts
Jack Black
Adrien Brody
Thomas Kretschmann
Colin Hanks
Andy Serkis
Evan Parke
Jamie Bell
Ann Darrow
Carl Denham
Jack Driscoll
Capitano Englehorn
Preston
Kong/Cuoco Lumpy
Hayes
Jimmy

L'autore della trilogia tolkieniana riversa su questa ulteriore gigantesca opera tutto il suo amore per la Settima Arte, mediante argute citazioni da cinefilo consumato e cineasta di mestiere, attingendo non solo dalle precedenti edizioni del kolossal, ma anche da film del tutto estranei al filone: uno su tutti, Il Pianista, i cui attori protagonisti (Adrien Brody alias il pianista ebreo Wladyslaw Szpilman e Thomas Kretschmann nel ruolo del Capitano nazista Wilm Hosenfeld) riappaiono l'uno di fronte all'altro nei rispettivi panni dello sceneggiatore teatrale Jack Driscoll e del Capitano della nave Englehorn. “Mi dispiace di non poterle offrire un alloggio confortevole” è la battuta con cui Kretschmann strizza l'occhio a Brody mentre gli apre una delle tante gabbie della stiva, destinate a rinchiudere animali feroci da lui stesso catturati, ponendogli un curioso quesito: “Quale animale si sente di essere?” E parallelamente viene da chiedersi quale animo umano e sensibile si nasconda dietro lo spaventoso gorilla, pur trasparendo dal suo sguardo finemente espressivo. E quale genere di film ci proponga Peter Jackson in questa sua nuova fatica (è il caso di dirlo, dal momento che all'inizio dell'ultima settimana di riprese Jackson era tanto esausto da temere di non riuscire a terminare il lavoro) Un film fantasy? Oppure un film drammatico? O un film storico sui generis? O ancora un film (fanta)scientifico? Tutti questi elementi uniti assieme e molto di più costituiscono l'ennesima rivisitazione della favola eterna della Bella che seduce e annienta la Bestia.

Il lungometraggio si apre con un sapiente affresco d'epoca anni Venti concentrato in pochissime, veloci sequenze che al contempo mostrano i vari personaggi e le loro flebili vite, pronte a riunirsi in un destino che le segnerà per sempre.

Motore del plot è il regista Carl Denham (un Jack Black dall'espressione vitrea che ricorda lo sguardo di Peter Lorre), ambizioso e ostinato quanto basta per trascinare con l'inganno una troupe improvvisata in un viaggio alle soglie dell'ignoto lungo un itinerario non segnato sulle carte topografiche, a caccia di preziose inquadrature che lo riscattino definitivamente dalla situazione precaria in cui versa suo malgrado. Peter Jackson costruisce attorno al cuore della storia un lungo e articolato antefatto che renda più verosimile l'impatto con la misteriosa creatura. Una creatura imponente e terribile, come da tradizione, di cui tuttavia al regista preme mettere a fuoco soprattutto l'aspetto umano di vulnerabilità, tristezza e solitudine, aspetto che porterà Kong ad innamorarsi della bella di turno (l'attrice di cabaret Ann Darrow impersonata con intensità e sensualità da Naomi Watts) fino a morire per lei.

L'amore per il cinema si trasfigura nella teatralità della messinscena grottesca del fenomeno da baraccone, non appena le leggi dell'ambizione umana sembrano prendere il sopravvento sulle forze ancestrali di una natura ancora indomita e pietrificata nell'era del Giurassico, popolata da invasati indigeni primitivi, da ferocissimi T Rex e V Raptor in una cornice verosimilmente fantasy infarcita degli impeccabili effetti speciali cui Jackson ci ha ormai abituati e condita da una buona e sana dose di autoironia, che non guasta mai.

L'immedesimazione di Peter Jackson nel personaggio di Carl Denham è palpabile ad ogni inquadratura, ad ogni sequenza, ad ogni svolta narrativa, fino alla battuta d'uscita dello stesso Denham: “No, non sono stati gli aerei: è la Bella che ha ucciso la Bestia”. Battuta da antologia, che passerà alla storia cinematografica al pari di questo ennesimo eppure paradossalmente originalissimo remake.

©® Annalisa/Gennaio 2006
Riproduzione Riservata