DERAILED
(U.S.A., 2005)
di Mikael Håfström
Vincent Cassel
Clive Owen
Jennifer Aniston
Addison Timlin
Melissa George
Giancarlo Esposito
David Morrissey
James Melody
Xzibit
Philippe LaRoche
Charles Schine
Lucinda Harris
Amy Schine
Deanna Schine
Detective Church
Sam Griffin
Billy
Dexter

Esordio sugli schermi internazionali per questo semisconosciuto regista svedese, il cui debutto si concretizza sotto l’egida di una suspense di tutto rispetto, tenuta sapientemente alta da un cast di rilievo, su cui al solito spicca il magnetismo di un Vincent Cassel ormai avvezzo ai ruoli di vilain, ai quali riesce sempre a conferire venature quasi gradevoli in virtù della sua innata simpatia.

Come suggerisce il titolo originale (vergognosamente tradotto in italiano nel consueto vomitevole cliché ascrivibile al filone da Attrazione Fatale in avanti) il protagonista Charles Schine, marito modello e padre affettuoso, oltre che stimato professionista nel settore pubblicitario, viene deragliato dai binari della sua quieta esistenza in un incontro non del tutto casuale sul treno che è solito prendere ogni mattina per recarsi al lavoro.

L’incontro è spunto narrativo da cui si dipana un susseguirsi in rapida sequenza di avvenimenti frenetici che fanno precipitare la sua tranquilla routine in un incubo apparentemente senza uscita. La discesa agli inferi viene enfatizzata dalla sardonica presenza del vilain di cui sopra, tal Philippe LaRoche, che perseguita “Charlie” con telefonate ricattatorie sempre più angoscianti e vessatorie, spingendolo in un vortice di progressivo degrado in cui il malcapitato si dibatte lottando contro se stesso in scelte obbligate difficili, pericolose e spesso senza ritorno.

Progressivamente ma inesorabilmente, l’uomo tranquillo si trasforma allora in spietato assassino in una metamorfosi non propriamente graduale che ha un che di straniante, dettata più dall’istinto di sopravvivenza che dall’intima essenza del protagonista.

Dopo A History of Violence [Sezione Thriller], sapientemente articolato da un David Cronenberg in stato di grazia, il cinema ripropone lo schema dell’uomo tranquillo che per legittima difesa sviluppa un potenziale nascosto di aggressività latente, trasformandosi suo malgrado in sicario secondo la legge della mors tua vita mea. Mikael Håfström intesse il plot di svolte narrative a tratti improbabili e poco verosimili, ma con un effetto a sorpresa tutto sommato riuscito, che dal grande schermo trasmette una straniante, inquietante ma al contempo rassicurante sensazione di riscatto e di rivincita sulla violenza metropolitana contemporanea, difficile da trasporre nella realtà quotidiana.

©® Annalisa/Gennaio 2006
Riproduzione Riservata