THE INTERPRETER (UK, U.S.A., France 2005)
di Sydney Pollack
Nicole Kidman
Sean Penn
Catherine Keener
Jesper Christensen
Yvan Attal
Earl Cameron
George Harris
Sydney Pollack
Silvia Broome
Tobin Keller
Dot Woods
Nils Lud
Philippe
Dr. Edmond Zuwanie
Kuman-Kuman
Jay Pettigrew

Questo avvincente thriller socio-politico segna il ritorno in grande stile sugli schermi internazionali del regista americano Sydney Pollack, autore di pellicole memorabili della caratura di Tootsie (1982) Non Si Uccidono Così Anche I Cavalli? (1969) nonché dell’intramontabile I Tre Giorni Del Condor (1975) e dello struggente La Mia Africa (1985).

Il prologo del film si apre nell’immaginaria repubblica africana di Matobo, dove guerrieri bambini imbracciano mitragliatrici divenendo spietati aguzzini di altrettanto crudeli dittatori, in atmosfere di livido e disincantato realismo lontane anni luce dal languido romanticismo del romanzo di Karen Blixen [pseudonimo della scrittrice danese Isak Dinesen, n.d.R.]

Un prologo di action allo stato puro, in perfetto stile à la Alfred Hitchcock, cineasta imprescindibile dalla storiografia cinematografica, da cui Pollack trae sempre ispirazione per realizzare la struttura del plot narrativo, per la suspense e soprattutto sul piano stilistico.
Una dissolvenza incrociata di raro stile si risolve sui grattacieli di Manhattan in una babele di sfumature linguistiche e finezze diplomatiche, focalizzandosi sull’Assemblea delle Nazioni Unite, il famoso Palazzo Di Vetro, dove tra le altre interpreti si destreggia con consumata abilità la protagonista Silvia (resa a sua volta in ogni più intima sfumatura da un’eccezionale Nicole Kidman), di madre britannica e padre africano bianco.

Per una convergenza di situazioni casuali, Silvia percepisce una conversazione in Ku (la lingua parlata a Matobo) tra due sconosciuti che annunciano un imminente attentato. Da questa svolta narrativa, la vita della protagonista s’intrica in un dedalo di sospetti malcelati, in cui gli incubi del suo vissuto risvegliano in lei un passato torbido mai rimosso perché mai elaborato compiutamente. La sua sete di verità s’incrocia con la malinconica rudezza di un agente dei Servizi Segreti, Tobin Keller (un Sean Penn sempre più in stato di grazia) incaricato di far luce sulla vicenda, che a sua volta soffoca dentro di sé i fantasmi di un recente lutto. Inizialmente volto a indagare sul passato della tormentata e misteriosa interprete per appurarne un eventuale coinvolgimento nella vicenda, il giovane agente si troverà posto di fronte ad un universo che percepisce al contempo sconosciuto e familiare, avvicinandosi sempre di più alla verità e scoprendo la vera personalità di Silvia, da cui viene attratto e per la quale sviluppa gradualmente un sentimento di tenerezza, partecipazione e complicità.

I meccanismi narrativi intrisi di suspense riprendono gli schemi del più riuscito thriller politico di Pollack, Il Socio aka The Firm (1993) (in cui recitava un convincente Tom Cruise) dipanandosi lungo svolte filmiche tra le più classiche, dense di ben calibrati colpi di scena e risolte in un equilibrio formale di rara misura.
«E’ naturale che gli spettatori si aspettino un qualche valore o un qualche peso politico da una trama che ha come sfondo le Nazioni Unite e l’Africa» - commenta lo stesso regista - «Nello stesso tempo però, non volevo né essere politicamente troppo approssimativo, né annoiare il pubblico con una lezione o un saggio. Volevo fare un thriller tenendo in equilibrio i vari temi affrontati». Chi scrive - più che la sensazione - ha l’intima convinzione che Sydney Pollack abbia ancora una volta centrato l’obiettivo.

The Interpreter è il primo film girato all’interno delle Nazioni Unite, montando il set il venerdì sera e smontandolo la domenica, per diciassette settimane.
«Mi piacerebbe dire che il Segretario Generale» – scherza ancora Pollack – «fosse stato sopraffatto dalla mia intelligenza, ma non è stato così. Se Alfred Hitchcock fosse vivo avrebbe potuto realizzare il suo progetto di filmare qualche scena nel Palazzo Di Vetro. Nel mio colloquio con Kofi Annan non ho detto nulla di magico. Ho spiegato perché fosse importante ambientare e girare questa storia in quel luogo senza creare imbarazzi o sfruttare la situazione».

La scena è dominata con destrezza da due attori eccezionali, che «hanno accettato con coraggio di interpretare un film di queste dimensioni ancor prima che il copione fosse finito» – conclude il regista, che come di consueto – e ricalcando le orme del suo (sopra citato) modello cinematografico, il mitico e intramontabile Hitch - si è ritagliato un piccolo cameo all’interno della sua ennesima grande prova registica.

Fonti
Paura al Palazzo Di Vetro
Articolo pubblicato a pagina 20 del periodico FILM TV – ANNO 13 – N°43

©® Annalisa
Novembre 2005
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