CORPSE BRIDE/LA SPOSA CADAVERE
(Regno Unito 2005)
di Tim Burton
Johnny Depp
Helena Bonham Carter
Emily Watson
Tracey Ullman
Paul Whitehouse
Joanna Lumley
Albert Finney
Richard E. Grant
Christopher Lee
Michael Gough
Jane Horrocks
Enn Reitel
Deep Roy
Danny Elfman
Stephen Ballantyne
Lisa Kay
Victor Van Dort
La Sposa Cadavere
Victoria Everglot
Nell Van Dort
William Van Dort
Maudeline Everglot
Finnis Everglot
Lord Barkis Bittern
Pastore Galswells
Elder Gutknecht
Vedova Nera
Maggot
Generale Bonesapart
Bonejangles
Emil
Ragazzo di Solemn


Land Of The Living Dead

Riprendendo le magiche atmosfere di Nightmare Before Christmas, il genio di Tim Burton concepisce un lungometraggio animato che ancora una volta incanta, diverte, commuove e fa riflettere.
Realizzato tramite il metodo di animazione stop motion - di cui Burton si proclama entusiasta - una tecnica antica, di connotazione quasi artigianale, che ha richiesto l’accuratissima preparazione di pupazzi animati costruiti pazientemente tramite intelaiature di acciaio inossidabile rivestite in pelle artificiale al silicone, questo gioiello da incastonare nella fertile produzione del poliedrico ed eccentrico regista californiano ne segna parallelamente il culmine artistico.
Attraverso un film fantasy, Burton riesce a raccontare e a spiegare - oltretutto divertendo - più cose sul genere umano di quanto non abbiano fatto schiere di quotati psicologi e antropologi sui loro saggi.

La storia è semplice e lineare, proprio come in una fiaba di stampo classico. Fallite le prove del matrimonio con Victoria, il maldestro Victor (la citazione del famoso film di Blake Edwards è puramente voluta) si rifugia mestamente nella classica foresta di disneyana memoria per sfogare le sue frustrazioni e allenarsi a pronunciare la tanto agognata formula matrimoniale. Ma ancora una volta la goffa distrazione gli fa commettere un errore che segnerà la svolta filmica decisiva. Il risveglio della Sposa uccisa il giorno delle nozze - animata da uno spirito giovane e intatto, come fermo al giorno del matrimonio – il cui spettro vaga inquieto e insoddisfatto alla angosciosa (e angosciante) ricerca di un uomo che mantenga la promessa, innesca un frenetico dipanarsi di svolte narrative in rapida sequenza, con sfumature che vanno dal comico al grottesco. L’umorismo macabro copyright Tim Burton - calibrato e dosato al punto giusto - regala gag esilaranti inserite in sequenze che definire straordinarie è solo pallido eufemismo.

La gamma di situazioni si riflette nello spettro cromatico venato di sottili sfumature di grigi, che avvolgono il mondo dei vivi soffocati appunto nel grigiore delle convenzioni sociali, perennemente condizionati da squallidi interessi economici o di classe, tanto tetri e meschini da apparire come i veri “defunti” della situazione. Il mondo dei morti, parallelo e sotterraneo, si risolve invece in una spettacolare gamma policromatica che comprende tutte le tinte pastello e anima un simpatico esercito di scheletri, crani-chef francesi, vedove nere, vermi che si annidano simbolicamente nei cervelli dei personaggi a guisa di tarli ammonitori delle cattive coscienze, bacherozzi e insetti assortiti. Le svolte filmiche sono risolte a più intervalli in allegri e scatenati balletti nei più classici stilemi della commedia musicale americana, parodiata in più passaggi attraverso citazioni esilaranti come quella di Via Col Vento.

Tim Burton pare suggerirci che i veri morti sono i vivi, coloro che si lasciano vivere e morire in un dedalo di convenzioni, falsità, perfidie, tanto meschine e vuote da far apparire la sgangherata galleria macabra di Teschi & C. come genuina dimensione in cui risiede la vera vita.

“Abbiamo fatto in modo che il mondo dei vivi apparisse come quello dei morti e viceversa” – commenta il regista - “Una sorta di confronto tra una vita fatta di regole e una vita creativa. C’è sotto un grande lavoro di sfumature, soprattutto nei casi in cui i due mondi convergono (creando situazioni esilaranti). Il colore, la sua assenza o la sua presenza, sono stati trattati come personaggi della trama. Penso che il mio interesse per la storia nasca dalla contrapposizione tra la realtà repressiva della terra dei vivi e la vitalità della terra dei morti”.

Riaffermando un innato talento visionario e creativo, Tim Burton ritesse le fila di Nightmare attingendovi spunti e situazioni per adattarle a una storia che non ha eguali, dove la Forza dell’Amore – che vince qualsiasi ostacolo - non scaturisce dalla contrapposizione tra Bene e Male ma dalla compenetrazione delle due entità, spesso confuse e annullate l’una nell’altra.

Mentre lo scheletro Jack Skellington protagonista di Nightmare sconfinava nel mondo dorato e privilegiato di Babbo Natale pretendendo di rubargli il mestiere, nella Sposa il mondo dei Morti insorge verso (e non contro) quello dei Vivi, ove spesso il Male con la M maiuscola si annida nelle situazioni (i due matrimoni combinati) nelle convenzioni sociali (simboleggiate nella spietata connotazione stereotipata dei genitori dei ragazzi) nelle figure apparentemente più rassicuranti (il secondo marito avido di denaro e il pastore protestante).

“Nella società” – osserva Burton – “si cerca sempre di rinchiudere le persone in categorie. Qualsiasi cosa io faccia - dipingere o scrivere o altro - è per oppormi a questo meccanismo, per spezzare la normalità usando l’immaginazione. Ho sempre sofferto a causa del conflitto tra conformismo e difesa delle individualità”.

Parole sante che hanno concepito un film che a molti apparirà incomprensibile se non addirittura sacrilego: un autentico capolavoro di fantasia, genuina attestazione di spirito libero che affonda le radici nella solida tradizione fantasy anglosassone e che consacra il nostro Tim all’antologia di matrice disneyana del terzo millennio.

Fonti
Recensione pubblicata sul periodico FILM TV – ANNO 13 – N°43

©® Annalisa/Novembre 2005
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