TU CHIAMAMI PETER
(U.S.A./UK 2004)
di Stephen Hopkins
Geoffrey Rush
Charlize Theron
Emily Watson
John Lithgow
Miriam Margolyes
Peter Vaughan
Sonia Aquino
Stanley Tucci
Stephen Fry
Henry Goodman
Peter Sellers
Britt Ekland
Anne Sellers
Blake Edwards
Peg Sellers
Bill Sellers
Sophia Loren
Stanley Kubrick
Maurice Woodruff
Dennis Selinger


Uno, Nessuno, Centomila

Lasciando decantare una patina di comicità da cui traspare il dramma umano dell’incomunicabilità, la biografia di Stephen Hopkins sul celebre comico trasformista scava nelle nevrosi e nel vuoto esistenziale di un uomo che si animava solamente indossando le sue infinite maschere.
Dopo le prime timide esperienze radiofoniche nella trasmissione della BBC Goon Show da lui stesso ideata, Sellers approda faticosamente al cinema grazie ad un astuto espediente che ne mette in luce il talento istrionico e camaleontico.

Il film si apre sul backstage radiofonico alla BBC alternando l’indagine sui rapporti interfamiliari, dipingendone in essenziali lividi tratti un ritratto impietoso che mette a nudo il tragico vuoto d’identità di Sellers, la sua cronica immaturità, l’incapacità di gestirsi e le frequenti crisi depressive che gli spalancano attorno voragini a spirale, distorcono la sua percezione della realtà inducendolo a commettere errori gravissimi.

La notevole performance artistica di Geoffrey Rush (indimenticabile David Helfgott in Shine di Scott Hicks) - supportata dal trucco che ne sottolinea l’impressionante somiglianza al vero Peter Sellers - culmina nel geniale escamotage delle apparizioni a sorpresa al posto dei veri caratteristi di contorno sulla falsariga del personaggio-Sellers, creando uno strabiliante effetto di cinema nel cinema.

L’incontro con Blake Edwards, regista della serie Pink Panther per la quale Sellers viene ricordato nelle intramontabili vesti dello squinternato e maldestro Ispettore Clouseau - il personaggio tra quelli della sua interminabile galleria che più gli assomiglia - segna l’inizio di un rapporto al contempo amichevole e conflittuale tra l’attore e il regista. Hopkins focalizza il malcelato disprezzo che Sellers nutriva per Edwards, nonostante questi gli avesse offerto una delle migliori opportunità della sua tormentata e incostante carriera, costellata anche di film mediocri. Sellers in effetti non brillava di luce propria, aveva bisogno di un contesto ben preciso che potesse far emergere le sue pur notevoli qualità istrioniche, doti da sole insufficienti a rendere quantomeno accettabile un film di per sé scadente.

Tutto questo e molto di più traspare dalla tragi-commedia biografica di Hopkins, azzeccata e godibile in più di un passaggio, anche se tutta l’ossatura filmica pesa sulle spalle di Geoffrey Rush allo stesso modo in cui spesso le opere di Sellers facevano perno sul suo strampalato ma efficace trasformismo piuttosto che sulle sue reali potenzialità artistiche. In tale contesto tuttavia, Geoffrey Rush risplende davvero di luce propria e senza di lui probabilmente il film di Hopkins non sarebbe stato altrettanto brillante.

Gli attori di contorno fanno comunque egregiamente la loro parte, a cominciare da Emily Watson nei panni della prima moglie di Sellers, per continuare con la superba Miriam Margolyes nel ruolo della madre possessiva che riversa sul figlio le proprie ambizioni frustrate, passando naturalmente per Charlize Theron nelle vesti della seconda moglie Britt Ekland, senza omettere Stanley Tucci nel ricordo di Stanley Kubrick, per finire con John Lithgow in quelle di Blake Edwards.

Fonti

IL CINEMA
Grande Storia Illustrata
Istituto Geografico De Agostini – Novara

©® Annalisa/Settembre 2005
Riproduzione Riservata