LA GUERRA DEI MONDI
(U.S.A. 2005)
di Steven Spielberg
Tom Cruise
Dakota Fanning
Miranda Otto
Justin Chatwin
Tim Robbins
Ray Ferrier
Rachel Ferrier
Mary Ann
Robbie
Harlan Ogilvy

L'enorme aspettativa che si crea spesso quando un film viene pubblicizzato e trailerato oltre misura, non è per La Guerra Dei Mondi l'unico elemento responsabile della delusione di chi scrive.

Remake omonimo della celebre icona kitsch classe 1953, diretta da Byron Haskin e tratta dal romanzo omonimo di H.G. Wells, il film descrive con dovizia di particolari agghiaccianti e spesso rivoltanti un attacco indiscriminato e immotivato sulla Terra da parte di organismi antropofagi involuti all'inverosimile. Questa di per sé sarebbe una contraddizione sufficiente a far crollare il senso del film, se si riflette con attenzione sul fatto innegabile che una civiltà extraterrestre in grado di raggiungere il pianeta Terra e di distruggerlo tramite sofisticatissimi apparati tecnologici debba presumibilmente avere un'intelligenza più evoluta rispetto a quella del genere umano. Invece purtroppo non è l'unico motivo di perplessità.

La regia sicuramente impeccabile di Spielberg apre il racconto con una serie di sequenze incrociate da antologia che farebbero ben sperare. Ma la dissolvenza si schiude sui drammi familiari del protagonista, antefatto di ordinaria umanità che repentinamente sfocia in un tetro scenario apocalittico volto a risvegliare paure ancestrali insite nell'inconscio collettivo. La regia si sofferma sulle devastanti conseguenze dell'impatto alieno sulla terra più che cercare di sviluppare il tema dell'incontro con creature di altri mondi, che sarebbe poi il vero motivo d'interesse per chi si accosta ad un film di fantascienza (in questo caso subdolamente spacciato per tale).

Pochissime sequenze - una su tutte la scena della perlustrazione aliena nel rifugio sotterraneo - mostrano gli alieni nella loro assurda stupidità e ignoranza mentre fuoriescono dagli infernali e al contempo supertecnologici tripodi: Spielberg non tenta neppure di spiegare le motivazioni che spingano esseri talmente involuti alla ferocia antropofaga, forse semplicemente perché di fatto non gli interessa indagare sulle motivazioni insite nell'intreccio.

Quello che invece preme al regista è servirsi della versione del 1953 per raccontare una situazione paradossale che possa avere rimandi all'11 settembre, in questo caso davvero evidenti (le capsule che si erano annidate nel sottosuolo: "Si erano già infiltrati tra di noi" come metafora delle cellule terroristiche; la figura del vecchio, emblema di parte di una nazione che sfoga la sua follia in un rigurgito di orgoglio nazionalista e disperata autodifesa; l'impotenza degli uomini di fronte ad un fenomeno gigantesco, imprevedibile e incontrollabile; gli anticorpi come simbolo dell'incrollabile e indistruttibile volontà di resistenza e sopravvivenza del genere umano). Una chiave di lettura parallela riconduce ad analoghi riferimenti ai regimi dittatoriali che con la loro ottusa ferocia paralizzano le difese, divorano l'anima e annientano la dignità umana, interpretazione che Spielberg pare accennare nelle sequenze dell'esodo in massa alla disperata ricerca di salvezza.

Se non altro, la versione originale del '53 aveva l'onestà di manifestarsi per quello che era: un film di fantascienza tout-court, motivo per cui la critica lo ha reso un cult.

Per contro, il remake spielberghiano, svuotato dei rimandi accennati più sopra, perde significato, si affloscia come un sacco vuoto e resta solamente un film fantoccio creato quale pretesto trendy (si sa, fare i remake fa tendenza a Hollywood) per poter fare propaganda politica. Uno scempio totale per chiunque in un'opera cinematografica cerchi e pretenda di trovare un valore artistico indipendente da qualunque riferimento esterno, un valore legato appunto all'essenza del plot e al messaggio insito in esso, non a rimandi esterni che nulla hanno a che vedere con l'intreccio.

Si tratti di genio oppure no, da Steven Spielberg è lecito aspettarsi maggiore impegno e approfondimento (come in ET o Incontri Ravvicinati, dove le presenze aliene erano invece intelligenti e amichevoli e manifestavano interesse a comunicare col genere umano). Vantando illustri precedenti nel campo della fantascienza pura, Spielberg avrebbe certo potuto osare una rielaborazione che desse un senso alla pellicola di Byron Haskin e dignità al romanzo di Wells, invece il remake trasmette solamente sgomento di fronte alla sua inutilità.

Un'ultima considerazione: se è vero che in un'opera cinematografica occorre indagare oltre la struttura della trama (specie per quanto attiene a film fantasy o di fantascienza, nei quali indubbiamente concorrono molti altri fattori, quali regia, effetti speciali, atmosfere, suspense ) tuttavia a nulla vale la perfezione tecnica, evocativa ed emozionale se manca la storia.

©® Annalisa/Luglio 2005
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