THE AVIATOR
(U.S.A. 2004)
di Martin Scorsese
Leonardo DiCaprio
Cate Blanchett
Kate Beckinsale
John C. Reilly
Alec Baldwin
Alan Alda
Ian Holm
Danny Huston
Gwen Stefani
Jude Law
Howard Hughes
Katharine Hepburn
Ava Gardner
Noah Dietrich
PANAM Director Juan Trippe
Sen. Ralph Owen Brewster
Professor Fitz
Jack Frye
Jean Harlow
Errol Flynn

La ridondante biografia secondo Martin Scorsese di Howard Hughes, enfant prodige della magica Hollywood anni ’30 che trasforma il sogno americano in sfavillante realtà di voli spericolati, imprese ardite, folli passioni, realtà che supera la fantasia, che riflette e travalica il cinema stesso. Ma anche il velato ritratto di un essere umano contraddittorio, tormentato e destinato all’autodistruzione.

Leonardo DiCaprio intesse una performance ineguagliabile, Cate Blanchett interpreta il difficile ruolo di Katharine Hepburn con la consueta classe e sensibilità, scivolando tuttavia a più riprese nella trappola dello stereotipo, mentre Kate Beckinsale è perfetta nei panni di Ava Gardner.
Tutti gli altri attori del ricchissimo cast sono chiamati a interpretare illustri colleghi degli anni d’oro del cinema americano e ad evocare le divistiche ed entusiastiche atmosfere di quel magico ventennio, posti di fronte alla non facile sfida di incarnare sullo schermo in maniera credibile miti hollywoodiani quali Errol Flynn (Jude Law), Jean Harlow (Gwen Stefani, che la ricorda unicamente per la pettinatura), Louis B. Mayer della Metro-Goldwin-Mayer/MGM (Stanley DeSantis)
La regia puntuale e la cura maniacale per i dettagli tipica di Scorsese, le superbe scenografie, i costumi, la ricostruzione filologica del mondo elegante e patinato, ma al contempo falso e opportunista che era (ed è tutt'oggi) la Hollywood anni '30, non sono tuttavia elementi di per sé sufficienti a fare di una biografia pretenziosa un capolavoro indiscusso.

A dispetto dei molti, decisamente troppi aerei che decollano nel film, il film non decolla mai.
L’elettroencefalogramma resta desolatamente piatto.
Con le migliori intenzioni, Scorsese ci regala tre ore di noia, di sequenze stancamente ripetitive e stucchevoli, prive di pathos, senza grandi emozioni.
Forse l’eccessiva attenzione ai particolari torna a discapito di una naturalezza e spontaneità che meglio avrebbero trasposto sullo schermo una personalità tanto complessa, estrosa e vitale che era lo specchio del suo tempo. Forse Scorsese si sofferma troppo sui dettagli tecnici dei velivoli e sulle tormentate love stories di Howard Hughes, delineando e sviluppando solo marginalmente quello che avrebbe potuto essere l'elemento portante del film: la sua malattia, le sue ossessioni, le innate e laceranti contraddizioni di un uomo che aveva il mondo ai suoi piedi ma che parallelamente soffriva di un male incurabile che lo condusse all’autodistruzione e alla morte.
Hughes era affetto da una sindrome ossessiva compulsiva, soffriva di germofobia, latente nella sua fragile psiche dai tempi di un’infanzia segnata in maniera indelebile dalla presenza materna, che introduce il film e ricompare come spettro di ingannevole dolcezza nei rari ma intensi flashbacks.

Non basta il cast, per quanto ottimo, a fare un buon film. Occorre la sceneggiatura. Che qui latita per tutta la durata del lungometraggio.

Un’occasione mancata.

©® Annalisa/Febbraio 2005
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