36 QUAI DES ORFÈVRES
(FRANCIA 2004)
di Olivier Marchal
Daniel Auteuil
Gérard Depardieu
André Dussollier
Valeria Golino
Roschdy Zem
Daniel Duval
Francis Renaud
Catherine Marchal
Anne Consigny
Aurore Auteuil
Léo Vrinks
Denis Klein
Robert Mancini
Camille Vrinks
Hugo Silien
Eddy Valence
Titi Brasseur
Ève Verhagen
Hélène Klein
Lola Vrinks

Basato su un fatto di cronaca, la guerra aperta tra due distretti di polizia francesi negli anni ’80, 36 Quai des Orfèvres, ben diretto da Olivier Marchal, prende il titolo proprio dalla famosa strada lungo le rive della Senna, sede della PJ, la Polizia giudiziaria francese, teatro indimenticabile dei casi del commissario Maigret nei racconti polizieschi di Georges Simenon.

Questo film riporta alla ribalta in tutta la sua drammatica e realistica valenza il genere cinematografico forse più tipicamente francese, il policier, altrimenti detto polar. Le scene di cruda violenza abbondano, talvolta eccedono, come pure non manca la tensione e il pathos.

Perno dell’intreccio sapientemente articolato è il conflitto senza esclusione di colpi tra Léo Vrinks [Daniel Auteuil] capo della BRI/Brigade de recherche et d'intervention [Squadra d’investigazione e d’intervento, N.d.T.] e Denis Klein [Gérard Depardieu], capo della BRB/Brigade de répression du banditisme [Squadra antirapina] della questura centrale di Parigi. La lotta all’ultimo sangue è rappresentata magistralmente dai due grandi attori francesi, supportati da un sempre grande André Dussollier nel ruolo di Robert Mancini, direttore del dipartimento di polizia sul ciglio della pensione, che vorrebbe designare Léo come suo successore, ma non può impedire al suo acerrimo concorrente Denis di aspirare a sua volta al posto di direttore. Mancini non vuole andare in pensione senza prima aver fermato una feroce banda di rapinatori che sta dilaniando la città da mesi provocando un numero sempre crescente di vittime e suscitando il malcelato malcontento delle alte sfere. Il direttore intima un ultimatum a entrambi i suoi sottoposti Vrinks e Klein, lasciando loro intendere che colui che per primo riuscirà a catturare i pericolosi malviventi otterrà il posto di direttore generale.

I due poliziotti, un tempo amici ma in seguito divisi da stili di vita opposti, carriera, ambizioni e dall’amore per la stessa donna, scatenano una spietata guerra interna al dipartimento, che per certi versi assume connotati ancora peggiori dei crimini della malavita a cui danno la caccia. La lotta alla criminalità si trasforma allora in un feroce regolamento di conti tra i due aspiranti alla poltrona di alto prestigio.

Girato prevalentemente nella banlieue parigina, lontana anni luce dall’immagine patinata e turistica che spesso si associa a Parigi, il plot striscia sotterraneo lungo i sobborghi, mettendone a nudo con lucido realismo la drammatica realtà, fatta di miserie, ricatti, violenze e giustizie sommarie.

L’avvincente polar di Olivier Marchal lancia un importante monito, suggerendoci che spesso l’apparenza inganna, che talvolta poliziotti sboccati e violenti, per i quali alla fine si parteggia, sono migliori di chi indossa una maschera di studiata amicizia mentre trama nell’ombra per distruggere, anche se alla fine distruggerà soprattutto se stesso.

©® Annalisa/Gennaio 2005
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