THE UNSAID
(CANADA/U.S.A. 2001)
di Tom McLoughlin
Andy Garcia
Vincent Kartheiser
Trevor Blumas
Linda Cardellini
Brendan Fletcher
Teri Polo
Michael Hunter
Thomas Caffey
Kyle Hunter
Shelly Hunter
Troy Pasternak
Barbara Wagner

Uno psicanalista perde tragicamente il figlio adolescente e soffoca il trauma nelle pieghe del proprio vissuto fino all'incontro con un ragazzo, prossimo ad uscire per buona condotta da un istituto di riabilitazione.
In un'introspezione psicologica prima involontaria e poi imposta dal precipitare degli eventi, lo psicanalista alzerà il pesante velo sul passato del ragazzo, sviscerando un orribile trauma infantile. La disgrazia comune li avvicinerà e porterà il ragazzo ad una lenta ma progressiva riabilitazione, mentre lo psicanalista ritroverà in lui il figlio perduto prematuramente.

La sceneggiatura di Christopher Murphey non fa una grinza, la tensione e la suspense si avviluppano in un crescendo mozzafiato, l'interpretazione di tutto il cast è ragguardevole. Vincent Kartheiser, che interpreta Penny, il ragazzo in cura riabilitativa, spicca su tutti con quella sua aria un po' androgina, eternamente sospesa tra innocenza e crudeltà, fino alla liberazione dall'incubo che lo porta a sorridere "da dentro", illuminando due occhi cerulei incredibilmente intensi.
Andy Garcia si difende come può, ma a tratti la recitazione è sopra le righe, quasi teatrale.

Forse troppo giocato sulla psicanalisi, sui traumi infantili e post-adolescenziali, tutto imperniato sulla ricerca di se stessi e del proprio passato, in cui chiunque pare debba necessariamente nascondere terribili e inviolabili segreti, l'intreccio narrativo si dipana velocemente, aprendo scenari di lucida follia a tinte fosche.

I recenti gialli made in U.S.A., abbandonato il cliché di legal thriller, vanno ormai sempre più scavando nelle meschinità umane, nella melma di un vissuto da nascondere, nei sensi di colpa malcelati o duramente covati fino all'esplosione.
Su ogni pellicola pare impressa la medesima sceneggiatura, un logoro soggetto, troppo sbiadito per sembrare anche solo credibile.

Un plauso va comunque al regista per aver saputo ben comporre le tessere di un puzzle che alla fine si disgrega, liberando una tabula rasa su cui riscrivere la propria esistenza, permettendo il reset che riparte da zero per risalire alla superficie.

Ancora una volta maldestra la versione italiana del titolo (mentre il doppiaggio, come spesso accade, è impeccabile). The Unsaid è stato erroneamente tradotto Sotto Silenzio, quando il senso del film, se mai ne ha uno, è quello di portare alla luce, lentamente e senza ulteriori traumi, proprio "ciò che non viene detto", facendo affiorare il mondo segreto che alberga dentro di noi.

©® Annalisa/Settembre 2001
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