IL PATTO DEI LUPI
(FRANCIA 2001)
di Christophe Gans
Samuel Le Bihan
Vincent Cassel
Émilie Dequenne
Monica Bellucci
Jérémie Rénier
Mark Dacascos
Jean Yanne
Jean-François Stévenin
Jacques Perrin
Edith Scob
Grégoire de Fronsac
Jean-François de Morangias
Marianne de Morangias
Sylvia
Thomas d'Apcher
Mani
Le Comte de Morangias
Henri Sardis
Thomas d'Apcher (vecchio)
Geneviève de Morangias

Il punto di partenza storico del film si riallaccia al regno di Luigi XV, debole successore del Re Sole.
Nella regione del Gévaudan una serie di efferati delitti lasciava scie di sangue tra la popolazione atterrita. Il colpevole non fu mai individuato, finché la credenza popolare ebbe la meglio e la colpa dei delitti venne affibbiata ad un presunto mostro, detto La Bestia in omaggio ad antiche superstizioni demoniache.

Il Cavaliere Grégoire De Fronsac (Samuel Le Bihan) viene incaricato di smascherare il presunto assassino e inviato nel Gévaudan in compagnia dell’aiutante irochese Mani (Mark Dacascos). Il prode cavaliere si ritrova così letteralmente catapultato dalla cosiddetta Età Dei Lumi all’oscurantismo più profondo di quel piccolo paese, in cui la popolazione pare essersi fermata alle superstizioni e alle crudeltà della Controriforma.
A Gévaudan infatti tutti temono il Demonio e gli indemoniati davvero non mancano. L’atmosfera che domina l’intera pellicola è rigorosamente dark, come del resto tutti i personaggi che vi sono impressi.

Il film si apre con audaci movimenti di carrello, che paiono trasportare lo spettatore attraverso bui percorsi infernali, mentre le riprese en ralenti, tecnicamente perfette, sottolinenano i momenti salienti della storia.
Impeccabile il cast, a cominciare da Vincent Cassel nei panni del perverso François De Morangias, ambiguo e crudele quanto basta, passando attraverso il cameo di Monica Bellucci (inquietante anche quando si auto-doppia) nel ruolo della prostituta italiana Sylvia, per concludere con l’innocente Marianne (Emile Dequenne).

Tecnicamente perfetto, il film fa concorrenza alla produzione americana, se non fosse per l’inserimento della “bestia”, realizzata al computer con esiti non del tutto convincenti.
La tensione è alle stelle in ogni sequenza, i costumi sono splendidamente curati nel dettaglio e a tratti ci si sente come rapiti da quest’opera di Cristophe Gans, la quale, se non è proprio un capolavoro, ne sfiora la nomination.

©® Annalisa/Novembre 2001
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