L’ALTRO DELITTO/DEAD AGAIN
(U.S.A. 1991)
di Kenneth Branagh
Kenneth Branagh
Emma Thompson
Andy Garcia
Robin Williams
Derek Jacobi
Roman Strauss/Mike Church
Grace/Margaret Strauss
Gray Baker
Doctor Cozy Carlisle
Franklyn Madson

Se si potesse assegnare per diletto (o per delitto!) un segno zodiacale alla sanguinosa e complessa mystery story di Kenneth Branagh, la si potrebbe collocare sotto il segno dei Gemelli.
Tutto è doppio in questo film, a cominciare dall’arma del delitto, le forbici, fino all’intreccio narrativo articolato in una doppia dimensione spazio/temporale, passando attraverso lo sdoppiamento di personalità filtrato dalla ferrea legge del Karma.

La sceneggiatura di Scott Frank offre un ottimo spunto narrativo, che tuttavia viene penalizzato da svariati fattori: l’eccessivo impianto teatrale della storia, la recitazione sopra le righe dei pur bravi attori, ridotti spesso a stereotipi, la forte complessità dell’intreccio narrativo, che rende l’opera confusa e a tratti irrisolta.
Le atmosfere lugubri intrise di suspense – non prive di rimandi al grande Hitchcock - culminano in colpi di scena che si susseguono con ritmo incalzante e nervoso, alternandosi tra presente e passato.

In sintesi, una donna (Emma Thompson), che ha perso parola e memoria in seguito a un forte trauma psicologico, viene aiutata a ritrovare la propria identità da Mike Church (Branagh), un investigatore privato all’apparenza cinico e disincantato, che alla fine sarà intensamente coinvolto nella misteriosa storia di dolore e morte che Grace (così Mike la chiama) si porta dentro.
Un antiquario dai modi affettati (un sempre bravo Derek Jakobi) offre la sua collaborazione sottoponendo la donna a sedute ipnotiche che la fanno regredire nel passato alla ricerca della propria identità.
Grace crede di riconoscersi in una musicista vissuta negli anni ’40, moglie dell’allora celebre direttore d’orchestra tedesco Roman Strauss. Secondo le cronache dell’epoca, Roman Strauss sarebbe stato condannato a morte sulla sedia elettrica per aver assassinato la moglie a colpi di forbice in seguito a una lite di gelosia.
Il tutto viene complicato dalla teoria del Karma, argomentata da un ex psichiatra costretto a lavorare in un supermercato per aver infranto l’etica professionale.
Secondo tale teoria, le vittime del passato potrebbero reincarnarsi nel presente sotto mentite spoglie per vendicarsi dei crimini subiti. Robin Williams intesse un cameo tanto sinistro e inquietante da portare lo spettatore su una falsa pista, fino al finale rivelatore, un teatrale en ralenti.

A prescindere da alcune soluzioni stilistiche azzeccate, da un sense of humour tipicamente anglosassone ma efficace nell’alleggerire l’indubbia suspense, il giallo di Branagh si rivela opera pretestuosa e artefatta, confusa e contorta, pur potendo contare su di una validissima sceneggiatura, sul frenetico montaggio di Peter E. Berger, sulla fotografia patinata di Matthew F. Leonetti, sugli splendidi costumi d’epoca curati da Phyllis Dalton, nonché sulla classica colonna sonora dai rimandi ahimè ancora hitchcockiani, composta da Patrick Doyle.

©® Annalisa/Luglio 2001
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