LA FINESTRA SUL CORTILE/REAR WINDOW
(U.S.A. 1954)
di Alfred Hitchcock
James Stewart
Grace Kelly
Wendell Corey
Thelma Ritter
Raymond Burr
Judith Evelyn
Ross Bagdasarian
L. B. 'Jeff' Jeffries
Lisa Carol Fremont
Lt. Thomas J. Doyle
Stella
Lars Thorwald
Miss Cuore Solitario
Compositore

Costretto sulla sedia a rotelle a causa di una frattura alla gamba, Jeff, un abile fotoreporter (James Stewart) ammazza la noia spiando con il teleobiettivo le varie attività dei suoi vicini.
Espediente hitchcockiano non solo per focalizzare la tendenza umana al voyeurismo, ma forse anche per mostrare le manie e le debolezze umane.

La frivolezza di un’aspirante ballerina, sempre al centro dell’attenzione di uomini interessati e per lo più senza scrupoli, la coppietta di neosposini, che passa il tempo nel letto coniugale fino allo sfinimento dello sposo, la malinconica tristezza di Miss Cuore Solitario, costantemente alla ricerca dell’anima gemella e puntualmente delusa e frustrata, il musicista di successo, perennemente circondato da folle di amici, la casalinga modello con cagnetto e… una coppia in crisi, in cui la moglie, costretta a letto da una grave malattia, non fa che tormentare il marito con pretese e lamentele incessanti, fino a quando… Improvvisamente Jeff nota alcuni strani movimenti nella casa della coppia. Le finestre sono spesso buie e impenetrabili, i lamenti della moglie lasciano il posto a un silenzio inquietante e a completare il macabro quadretto contribuisce proprio il cupo e misterioso marito Lars Thorwald (Raymond Burr), impegnato in un continuo via vai con valigie di ogni dimensione.
Il fotoreporter è insospettito dal comportamento sempre più misterioso e riservato dell’uomo, l’unico a non affacciarsi alla finestra la notte in cui il cadavere del cagnolino viene dissotterrato dal giardino del cortile (memorabile la scena in cui Stewart si accorge dell’indifferenza dell’uomo, intuendo la sua silenziosa presenza dal lieve e intermittente bagliore provocato dalla sigaretta).
La fedelissima e innamoratissima fidanzata Lisa (Grace Kelly) è il motore del film, nel senso che mette in atto le iniziative del partner immobilizzato, suscitando puntualmente la preoccupata disapprovazione della domestica (Thelma Ritter).

Dimostrando grinta e coraggio, Lisa penetra nella misteriosa abitazione di Thorwald alla ricerca di importanti indizi e riesce poi a fronteggiarlo con un abile pretesto quando lui rientra inaspettatamente. Con l’aiuto di entrambe, Jeff riuscirà a smascherare l’omicida, reo di aver ucciso la moglie facendola a pezzi.
Il film culmina in un finale da antologia: per difendersi dall’incalzare dell’assassino, accortosi di essere osservato a causa di un maldestro segnale della fidanzata in direzione della finestra/teleobiettivo, Jeff/Stewart scatta foto a mitraglia, abbagliando Thorwald con i continui flash nella speranza di guadagnare tempo mentre la polizia, avvertita dalla fidanzata, si sta mobilitando per salvarlo.

L’ultima scena, che vede la coppia Lisa/Jeff (stavolta con due gambe ingessate in seguito allo scontro con Thorwald) in pieno relax amoroso, sa di scontato quando lei, per compiacerlo, finge di interessarsi ad argomenti maschili, fino a quando Jeff si addormenta e Lisa sfila dalla pila di giornali la sua rivista di moda preferita, per godersela frivolamente all’insaputa del fidanzato.
Questa sequenza è spia della mentalità dell’epoca, in cui la donna si dedicava completamente al partner, mettendo in secondo piano le proprie esigenze. O forse rispecchia la personalità del regista, inguaribile misogino, inimitabile e inconfondibile per la regia claustrofobica, incalzante, spietata, lucida e perversa, senza dubbio ineguagliabile e tuttora punto di riferimento per molti cineasti contemporanei.

Hitchcock aveva il vezzo di comparire in quasi tutti i suoi film in qualità di semplice comparsa. Questo bizzarro particolare aggiunge suspense alla suspense: quando apparirà Hitchcock? Ne “La Finestra Sul Cortile” lo si vede intento a sistemare l’orologio nell’appartamento del compositore.

“La Finestra Sul Cortile”, arricchito dalla colonna sonora di Franz Waxman, fa perno su un’unica scenografia, mostra avvenimenti di varia umanità filtrati attraverso lo sguardo voyeuristico del protagonista e rimane un capolavoro proprio perché riesce ad avvincere lo spettatore con pochissimi mezzi, creando un sapiente intreccio di humour, suspense e ordinaria quotidianità.

©® Annalisa/Giugno 2001
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