BLADE RUNNER
(U.S.A. 1982)
di Ridley Scott
Harrison Ford
Rutger Hauer
Sean Young
Edward James Olmos
M. Emmet Walsh
Daryl Hannah
William Sanderson
Brion James
Joe Turkel
Joanna Cassidy
James Hong
Morgan Paull
Rick Deckard
Roy Batty
Rachel
Gaff
Bryant
Pris
J.F. Sebastian
Leon Kowalski
Eldon Tyrell
Zhora
Hannibal Chew
Holden


Un Cult Senza Tempo

In una Los Angeles dallo scenario apocalittico, soffocata dall’inquinamento atmosferico che genera una continua pioggia battente, prendono corpo i personaggi del film-culto di Ridley Scott. Protagonista assoluto Rick Deckard (Harrison Ford), “ex poliziotto, ex cacciatore di taglie, ex killer”, come recita la voce fuori campo imposta dalla produzione nella prima versione approdata nelle sale. Deckard viene incaricato di eliminare un manipolo di replicanti, denominati Nexus 6, organismi complessi e perfezionati rispetto agli esseri umani, cui sono superiori in forza, agilità e intelligenza. Fabbricati dalla Tyrell Corporation per servire gli umani in vari settori, poi ridotti alla stregua di schiavi nelle Colonie Extramondo, sorta di luoghi di evasione per privilegiati, nel corso del tempo gli androidi sviluppano sensazioni emotive proprie, si umanizzano a tal punto che l’inquietante Mr. Tyrell decide di attivare nel loro organismo un dispositivo limitante.

I complessi androidi potranno così vivere solo quattro brevissimi ma intensi anni “durante i quali accumulare esperienze che per gli umani sono scontate”. Guida feroce e indiscussa dei replicanti è Roy Batty (un Rutger Hauer in stato di grazia), esasperato dalla propria condizione di schiavitù ad oltranza, il quale si ribella e fugge dalle Colonie per tornare sulla terra e tentare di convincere Mr. Tyrell a modificare la struttura genetica degli organismi, che consenta loro di vivere più a lungo e più umanamente. Deckard viene convocato a forza dal suo ex capo in seguito all’omicidio di un dipendente durante un test psicologico per androidi, che aveva smascherato uno dei ribelli. Rick Deckard deve in gergo ritirare tali replicanti, divenuti socialmente pericolosi. Ad aiutarlo nell’impresa ad alto rischio subentra Rachel (Sean Young), che il Dr. Tyrell definisce “un esperimento” perché parte integrante di una nuova speciale generazione di androidi, creata per durare nel tempo.

Nel corso dell’intreccio emerge il profilo psicologico dei replicanti ed è sempre più evidente che la loro rivolta nasca da una profonda disperazione, da una tensione vitale insoddisfatta e da un profondo anelito verso legami interpersonali, verso un passato, verso ricordi che giustifichino la loro esistenza. La condizione dei Nexus 6 non è poi tanto dissimile da quella degli esseri umani, che si pongono le stesse domande, vivono le stesse angosce e non sanno quanto tempo e quali emozioni la vita riservi loro. I replicanti si sentono impotenti di fronte ad una scienza che li ha creati al solo scopo di sfruttarli e infine distruggerli. Per placare la sua sete di risposte e salvare la sua vita e quella dei suoi compagni, Roy deve assolutamente incontrare il Dr. Tyrell e sperare che l’ingegnere possa finalmente dargli le risposte che cerca. Per questo Roy costringe J.F. Sebastian - progettista genetico della Tyrell Corporation, affetto da una grave malattia che lo costringe a un invecchiamento precoce - a fare da mediatore affinché l’Ing. Tyrell lo riceva.

Mitico il discorso di Tyrell, indifferente alla disperazione del “figliol prodigo” che lo implora di “dargli più vita”: in una complessa dissertazione scientifica, l’ingegnere delude le aspettative di Roy, decretando l’impossibilità di modificare la struttura genetica dei replicanti senza dar luogo a mutazioni che ne causerebbero la morte istantanea. “[…] La candela che arde con doppio splendore brucia in metà tempo e tu hai sempre bruciato la tua candela da due parti, Roy… Godi più che puoi!”

Parallelamente si dipana la storia d’amore tra Rick e Rachel, sottolineata dallo stupendo Love Theme di Vangelis che conferisce ulteriore spessore e fascino alla pellicola.
Attraverso un frammento artificiale di pelle di serpente trovato a casa di uno dei replicanti, Rick scova Zhora in veste di spogliarellista presso un locale di dubbia reputazione, rischia di morire soffocato dalla sua incredibile forza ma infine ha il sopravvento: Zhora viene braccata lungo le strade buie e affollate di Los Angeles in un inseguimento da antologia, che culmina nella morte en ralenti della replicante contro le vetrine infrante di un negozio.

Intramontabile lo scontro/incontro finale tra Roy e Rick, subito annunciato dal ritiro dell’amante di Roy, la bellissima ed inquietante Priss (Daryl Hannah). Schiacciato dalla potenza fisica del suo avversario, che lo tiene in scacco nonostante stia per morire, Rick viene infine salvato dal replicante stesso mentre sta per precipitare da uno dei giganteschi palazzi della città, che rimandano in qualche maniera all’iconografia dello stile gotico, la cui imponenza architettonica era tale da sovrastare gli esseri umani e farli sentire insignificanti al cospetto di Dio. Questo dettaglio non trascurabile è spia del pessimismo futuristico di Philip Dick che serpeggia nell’atmosfera del film.
Indimenticabile la scena in cui Roy solleva “il piccolo uomo” e lo getta sul tetto del palazzo. Poi si lascia cadere a terra sfinito e spiega il motivo del suo gesto nella mitica battuta d’uscita: “Io ne ho viste cose, che vuoi umani non potreste immaginarvi: Navi da combattimento in fiamme al largo dei bastioni di Orione... e ho visto i Raggi B balenare nel buio vicino alle porte di Tannhäuser... e tutti quei momenti andranno perduti nel tempo come lacrime nella pioggia. E' tempo di morire”. Rick lo osserva incredulo e prova rispetto per la condizione del suo avversario, che alla fine, sull’odio e sul rancore, fa prevalere l’amore per la vita. Per Rick è una grande lezione di umanità.

Nella versione voluta dal regista manca il finale consolatorio ed ecologico imposto dalla produzione, in cui Rick e Rachel fuggono a bordo di una navicella verso luoghi incontaminati [nel paesaggio dal respiro montano già background dell’Overlook Hotel in The Shining di Kubrick, n. d . R.] È una scena liberatoria, ma altrettanto poetica è la sequenza originale voluta da Ridley Scott, che si risolve nella visione dell’unicorno avuto in sogno da Deckard, struggente anelito ad una purezza ormai perduta.

©® Annalisa/Giugno 2001
Riproduzione Riservata


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