2001: ODISSEA NELLO SPAZIO
(U.S.A. 1968)
di Stanley Kubrick
Keir Dullea
Gary Lockwood
William Sylvester
Daniel Richter
Dr. Dave Bowman
Dr. Frank Poole
Dr. Heywood R. Floyd
Osservatore Lunare

Il capolavoro di questo complesso regista, che ha saputo esplorare ogni genere cinematografico, narra in sintesi la storia dell'uomo dagli albori fino alla rinascita, passando attraverso il futuro tecnologico immaginato in una missione spaziale sul pianeta Giove alla scoperta di un misterioso monolite, avvistato nei pressi della base lunare di Clavius.
Il monolite, filo conduttore di tutta l'opera, potrebbe rappresentare intelligenza oppure verità, conoscenza, perfezione, tutti valori perseguiti dal genere umano e non sempre o non ancora pienamente raggiunti. Questa interpretazione prescinde in ogni caso dalla dichiarazione polemica dello stesso regista, che all'epoca sostenne di aver realizzato «un'esperienza visiva concepita per penetrare direttamente nell'inconscio» a discapito di qualsiasi speculazione filosofica sui contenuti.

Il prologo mostra le antiche lotte tra primati fino alla scoperta dell'uso delle mani che innesca il processo di evoluzione darwiniana, determinando tuttavia l'acquisizione di un potere prevaricatore sulle altre specie.

Il monolite nero, misteriosamente inquietante, influenza l'ominide, conferendogli un'intelligenza superiore che, filtrata attraverso la mente e subito elaborata, diviene distruttiva.
Un'intelligenza di tipo analogo definisce il sofisticato elaboratore elettronico HAL 9000 posto alla guida dell'astronave diretta su Giove, il cui equipaggio è composto da due astronauti, Frank Poole (Gary Lockwood) e David Bowman (Keir Dullea) e da tre scienziati ibernati, i primi a soccombere alla rivolta del computer impazzito, che si rifiuta di eseguire gli ordini. HAL, isolato acusticamente dai due astronauti, riesce a leggere il linguaggio delle labbra e capisce che sarà disattivato: la lotta per la sopravvivenza (ecco focalizzato, dopo l'evoluzione, un altro importante fattore umano) s'inasprisce fino all'eliminazione di HAL da parte dell'unico superstite, un Bowman impietrito che finisce per essere risucchiato in una nuova dimensione spazio-temporale dove rivive i secoli della storia, rappresentati da enormi stanze arredate con stili multiformi.
Alla fine, ormai vecchio e stanco nel suo letto di morte, Bowman tende la mano tremante verso l'onnipresente monolite, cercando di raggiungerlo. Il finale pessimistico della prima trasposizione dal soggetto di Arthur C. Clarke prevedeva la rappresentazione simbolica della distruzione del genere umano, che nella versione definitiva rinasce sotto forma di feto fluttuante in atmosfera terrestre.

L'occhio freddo e metallico di Kubrick, spesso insensibile alle sorti dei personaggi che porta sullo schermo, analizza con distacco l'epopea del genere umano attraverso un racconto costruito prevalentemente sull'immagine, con lunghe sequenze pervase da un silenzio inquietante. La sua gelida macchina da presa percorre lentamente ma inesorabilmente gli spazi asettici all'interno dell'astronave, descrive le bizzarre evoluzioni degli astronauti costretti a muoversi in assenza di gravità, abbozza un vago senso d'ironia tra l'equipaggio per alleggerire una situazione che si fa via via sempre più insostenibile e claustrofobica fino a sfiorare la tragedia.

Kubrick pare insensibile alle traversie del povero Bowman allo stesso modo in cui HAL, con voce monocorde, irritante e imperturbabile, tenta di decretarne la morte.

Le sequenze finali del film pare siano conseguenza più o meno diretta dell'assunzione di allucinogeni e provocano nello spettatore un analogo effetto stordente e inquietante. Il finale vorrebbe essere ottimistico, ma persino il feto fluttuante nello spazio ha un che di sinistro, che fa presagire una nuova, più terrificante sciagura.

Il poema sinfonico di Richard Strauss Also Sprach Zarathustra unitamente al celeberrimo valzer An der schönen, blauen Donau di Johann Strauss junior - rari intermezzi musicali che sgretolano un silenzio lugubre e ovattato - sembrano accompagnare l'astronave nelle continue evoluzioni spaziali, attraverso effetti speciali strabilianti se si pensa al livello tecnologico degli anni '60.

Senza ombra di dubbio, 2001 Odissea Nello Spazio è opera complessa, ermetica, quasi criptica, che si presta a svariate interpretazioni proprio a causa del suo impenetrabile significato, ancora oggi non del tutto svelato. Agli albori del terzo millennio, questo film pare ancora irrisolto come un'equazione a infinite soluzioni.

Annalisa/Giugno 2001
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