VOLEVO SOLO DORMIRLE ADDOSSO
(ITALIA, 2004)
di Eugenio Cappuccio
Giorgio Pasotti
Cristiana Capotondi
Faju
Massimo Molea
Marco Pressi
Laura
Angélique
Giorgio Borghi

Per mancanza di fondi dovuta ad un significativo calo delle vendite, Marco Pressi, formatore di venditori in una multinazionale francese, riceve l’incarico di ridurre drasticamente il personale aziendale di venticinque unità in poco meno di tre mesi.
Se raggiungerà il target aziendale, la sua carriera riceverà un’impennata, tra promozioni, bonus, privilegi e quant’altro. L’alternativa implicitamente ventilata è il licenziamento.
La metamorfosi (quasi) kafkiana da formatore a squalo aziendale è inevitabile e repentina, sebbene non accettata fino in fondo da Marco e comunque vissuta con dubbi e lacerazioni ben dissimulati.

Da manager benvoluto, stimato e rispettato, Marco si trasforma suo malgrado in killer di personale osservato con rabbioso timore da ogni angolo di corridoio.

Parallelamente la sua vita affettiva naufraga in disastri più o meno annunciati, trovando una temporanea ed effimera svolta tra le braccia di una prostituta di colore, mentre la colf sudamericana lo apostrofa con un tragicomico Hombre De Mierda tra una pulizia e l’altra nel suo trasandato disordinatissimo appartamento.

Il pochissimo tempo libero che il suo nuovo spietato incarico gli concede, Marco lo trascorre stancamente e senza slanci tra un amplesso e l’altro, attorniato da persone per cui non prova alcun interesse. Insomma, Marco più che vivere, si lascia morire di noia (e non a caso la sua giovanissima e vitale fidanzata – interpretata dall’ormai onnipresente Cristiana Capotondi – lo ha soprannominato El Muerto )

Marco Pressi-la pressa-umana passa in rassegna con agghiacciante meticolosità tutti i possibili candidati al licenziamento, promettendo loro allettanti “trattamenti di fine rapporto” fino al prevedibile quanto paradossale epilogo.

Il regista trae spunto dalla sceneggiatura per delineare una composita umanità che scade spesso nel macchiettismo (la donna in fin di vita, il napoletano inguaiato, il dipendente dalla zelante ottusità, la giovane segretaria delusa, il collega milanese “lavoro-solo-mi-vai-a-vendere) mentre i tormentoni segnano la storia in una sorta di tragicomico Leitmotiv (“Ti stimo molto” la frase che Marco ripete come in trance a tutti i suoi colleghi, oppure “Niente progetti: solo desideri e obiettivi… People first” le vuote frasi standard ipocritamente adottate dal sistema aziendale per la formazione del personale, o anche “Complimenti”, parola che Marco durante le lezioni al personale esorta a rivolgere a colleghi e dipendenti per gratificarli e incentivarli a produrre di più)

Il dignitoso film di Eugenio Cappuccio è al contempo onesta denuncia e feroce satira del mondo del lavoro contemporaneo, in cui la sfrenata competitività e le spietate leggi di mercato soffocano l’essere umano, riducendolo a numero senza valore (emblematica l’inquadratura del monitor sulla scrivania di Pressi che riporta come screen-saver il numero aggiornato di dipendenti da “segare”)

I dirigenti vengono rappresentati alla stregua di feroci squali (il collega milanese stakanovista, il direttore francese con moglie snob e figlio che sorride a comando, la cinese inesorabile – in una connotazione macchiettistica ma verosimile)

Giorgio Pasotti, reduce da importanti ruoli televisivi, che lo hanno reso popolare al grande pubblico, approda al cinema con ottimi risultati… Complimenti!

©® Annalisa/Ottobre 2004
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