THE PASSION OF THE CHRIST
(U.S.A. 2004)
di Mel Gibson
James Caviezel
Maia Morgenstern
Hristo Jivkov
Francesco De Vito
Monica Bellucci
Mattia Sbragia
Toni Bertorelli
Luca Lionello
Hristo Shopov
Claudia Gerini
Sergio Rubini
Rosalinda Celentano
Gesù
La Madonna
Giovanni
Pietro
Maria Maddalena
Caifa
Annas
Giuda Iscariota
Ponzio Pilato
Claudia Procles
Dismas
Satana

I dipinti dell'Espressionismo tedesco (uno per tutti Der Schrei = L'Urlo di Munch) erano carichi di colore, eccessivi, tragici, sopra le righe, enfatici, proprio perché erano l'espressione del male di vivere e del momento storico nel quale furono concepiti.
Gli artisti gridavano al mondo l'orrore per la violenza attraverso la rappresentazione della violenza stessa. Analogo discorso può essere fatto per Guernica di Picasso, dipinto che - pur non appartenendo alla medesima corrente artistica - esprime in uno smarrimento altrettanto atterrito una cruda denuncia degli orrori della guerra.

Con le dovute proporzioni, lo stesso vale per Mel Gibson e l'epoca contemporanea. Il regista ha voluto darci una sferzata, ha voluto URLARE al mondo il disagio che stiamo vivendo, ricordandoci che tanto tempo fa Qualcuno ha dato la vita per noi ed invocando la speranza che quel nobile sacrificio sia servito a qualcosa (il rimando all'immagine finale del demonio che ruggisce dagli abissi dell'Inferno).

L’impatto emotivo suscitato da questo film tanto discusso ancora prima dell’uscita nelle sale è difficile da rendere in parole. Come per Gibson è stato difficile realizzare l’ennesima trasposizione cinematografica della più grande Tragedia annunciata che il mondo conosca. La scelta di girare il film in aramaico, ebraico e latino è di per sé coraggiosa e ammirevole e ci permette di ascoltare le voci originali degli attori che interpretano tutti magistralmente il veloce e nervoso racconto per immagini della Passione, scandito da una colonna sonora che rimanda inevitabilmente al capolavoro che il grande Peter Gabriel realizzò per il film di Scorsese Last Temptation Of Christ, intitolato proprio Passion.

James Caviezel incarna la figura del Cristo con particolare intensità così come tutto il cast, composto in larga parte da attrici e attori italiani di grande talento, ci appare in stato di grazia.

Il film si apre con la straziante veglia di Gesù al Monte Degli Ulivi e si conclude con un timido accenno alla Resurrezione, dopo aver descritto nei dettagli ogni fase del supplizio in un drammatico crescendo che suscita commossa partecipazione. Episodi e immagini vengono di tanto in tanto focalizzati come spunti narrativi che rimandano a brevi e intensi flashback della predicazione o dell’infanzia di Gesù.

Indimenticabile lo sguardo fulgido e pulito di Maia Morgenstern nel ruolo della Madonna, presenza costante che accompagna e sostiene il figlio nel presente e nel passato, assieme a una convincente Monica Bellucci nei panni di Maria Maddalena e alla sempre brava Claudia Gerini che impersona la moglie di Ponzio Pilato, reso magnificamente da un intenso Hristo Shopov nella sua dimensione umana di giudice combattuto e tormentato, posto suo malgrado di fronte a una scelta troppo difficile e troppo grande.
Gesù al Monte Degli Ulivi ci appare anch’esso nella sua connotazione umana e sofferente in una torbida visione avvolta nella nebbia del tormento e del dolore, nell’amara consapevolezza di essere stato tradito per trenta denari, ma nel contempo sorretto dalla forza della Fede nel Padre che lo spinge al sacrificio estremo per la Redenzione degli uomini.

La presenza inquietante di Satana pervade ogni evento con sfuggente ambiguità, evocata dal doppiaggio maschile di Rosalinda Celentano, che  tratteggia il personaggio nella sua fredda e distaccata indifferenza, ne mette a fuoco il sarcasmo mentre osserva quasi compiaciuto da dietro le quinte il dramma che sta per consumarsi e al contempo perseguita implacabile Giuda e gli stessi Farisei suscitando cupe visioni da film dell’orrore.

Forse quello che si può rimproverare a Gibson è l’aver focalizzato l’intera opera sulla Passione, rimandando qua e là a brevissime, toccanti digressioni, tuttavia insufficienti ad alleviare la durezza a volte eccessiva e scioccante delle immagini, che rappresentano pur sempre un’autentica sferzata per un immaginario collettivo ormai adagiato in un egoistico individualismo.
La Resurrezione appena accennata avrebbe forse potuto avere uno sviluppo più completo e risolvere nella luce della Verità il cupo rigore fortemente voluto dal regista.

Le sterili polemiche che hanno preceduto l’uscita del film sul presunto antisemitismo dell’opera non avevano ragione di essere, dal momento che gli sceneggiatori (Benedict Fitzgerald e lo stesso Gibson) condannano soprattutto le classi ricche del popolo ebraico, i potenti Farisei, accusandoli di essere i veri responsabili della Crocifissione di Cristo. Tuttavia non risparmiano neppure gli sgherri romani, rappresentati alla stregua di sadici e compiaciuti torturatori.

©® Annalisa
Aprile 2004
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