MONA LISA SMILE
(U.S.A. 2003)
di Mike Newell
Julia Roberts
Kirsten Dunst
Julia Stiles
Maggie Gyllenhaal
Ginnifer Goodwin
Dominic West
Katherine Ann Watson
Betty Warren
Joan Brandwyn
Giselle Levy
Connie Baker
Bill Dunbar

Dopo aver letto una serie di critiche piuttosto freddine per non dire distruttive su questo lavoro di Mike Newell, ho mantenuto la curiosità verso questo film non solo per via della presenza di Julia Roberts e sono andata al cinema.
La storia è ambientata nei primi anni '50 in un esclusivo quanto rigido college femminile americano, dove viene assunta come docente di storia dell'arte una giovane laureata all'Università di Berkeley d'inclinazione progressista, Katherine Watson magnificamente interpretata dalla Roberts.
Il carisma e la bravura della Roberts hanno un certo peso sul risultato finale, ma incide notevolmente anche la partecipazione delle figure di contorno, delineate con un approfondimento psicologico di tutto rispetto che impedisce di farle scivolare in una fastidiosa connotazione macchiettistica.
Molti critici hanno ravvisato una similitudine con "L'Attimo Fuggente" (Dead Poets Society) di Peter Weir, puntualizzando come però il film di Newell al confronto perdesse di mordente.
Non condivido questo giudizio e al contrario sono dell'idea che questi due lavori, pur partendo da un punto d'origine comune l'insegnamento anticonvenzionale e anticonformista del professore prima osteggiato poi amato dai suoi studenti si sviluppino su due binari divergenti per stile, toni e messaggio.


Vediamo in dettaglio. Senza nulla togliere allo splendido lavoro di Weir, poetico e struggente, ho sempre nutrito qualche perplessità in merito al realismo della storia. Il bizzarro professore di teatro tiene spettacoli più che organizzare lezioni. In tal modo il personaggio viene cucito addosso all'istrione egocentrico Williams che, conformemente al suo abituale cliché tragicomico, si cala alla perfezione nella parte del seduttore visionario che alletta i suoi allievi con rosee quanto improbabili promesse di successo nel mondo dello spettacolo. Buoni propositi certo, ma connotati da un registro ben poco realistico e infatti il finale tragico sottolinea l'incolmabile dicotomia tra sogno e realtà che il docente stesso ha contribuito a creare negli animi dei suoi studenti.

Al contrario nel film di Newell si assiste ad una vera lezione di vita, portata avanti con convinzione e determinazione dalla docente, non senza sacrifici, umiliazioni e rinunce anche nella sfera privata. Lo studio dell'arte travalica l'arte stessa e si confonde con la vita reale, incontra le frustrazioni di giovani donne che si affacciano alla vita in un mondo perbenista e conformista che le schiaccia invece di far respirare loro la vera essenza dell'esistere. Ed ecco che allora lo sguardo sereno, appagato e quasi di sfida della Gioconda alias Mona Lisa si fa al tempo stesso specchio e monito per le giovani studentesse, rivelando loro la vera strada da seguire per raggiungere se non la felicità almeno la gratificazione personale.

L'autoritratto di Van Gogh è l'espressione genuina e autentica di una sincerità loro negata da quella società che vuole soffocarle nella forma negando loro la vita. L'arte contemporanea contrapposta a quella classica insegnerà loro a rifiutare schemi precostituiti che sanno di stantìo, le spingerà a rifuggire cliché preconfezionati nonché inutili facciate di perbenismo.
L'unico neo della sceneggiatura si tinge di chiaroscuri forse troppo caravaggeschi nel tratteggiare madri insensibili e ottuse, figlie che soffocano la loro disperazione nell'invidia rabbiosa, donne sole e frustrate o gelide presidi inflessibili, mummificate in rigidi programmi didattici.
Tuttavia lo schema narrativo è fluido e coerente e la commozione che scaturisce dal finale viene percepita per una volta autentica e priva di sentimentalismi.

©® Annalisa/Gennaio 2004
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