IL PORTABORSE
(ITALIA, 1990)
di Daniele Luchetti
Silvio Orlando
Nanni Moretti
Giulio Brogi
Anne Roussel
Angela Finocchiaro
Luciano Sandulli
Cesare Botero
Francesco Sanna
Juliette
Irene

Luciano Sandulli (Silvio Orlando), mite professore liceale che crede nel proprio quotidiano impegno nei confronti degli studenti, vive in una casa antica ma pericolante, che i Beni Artistici non si curano di porre sotto tutela. Qui si diletta a scrivere romanzi e a redigere articoli per un anonimo editore, che, nel momento del bisogno, non esita a piantarlo in asso.

Ma una svolta decisiva si profila nella vita di Sandulli: l'onorevole Cesare Botero, in corsa alle elezioni governative, lo convoca a Roma in pompa magna per offrirgli un impiego nel suo team. Sandulli viene incaricato di redigere arringhe per Botero e persino di suggerirgli a caldo battute al vetriolo da «sbattere in faccia» ai suoi interlocutori più accaniti (primo fra tutti un giornalista, suo tenace detrattore, impersonato da Giulio Brogi).

Sandulli si dimostra all'altezza del compito e Botero lo blandisce concedendogli privilegi esclusivi: lo addita ad esempio per i collaboratori; gli regala una lussuosa auto sportiva; per incanto Irene, compagna di Sandulli, ottiene il tanto sospirato trasferimento in un prestigioso Liceo romano, potendo così realizzare una serena convivenza. Di colpo al mite professore si aprono tutte le porte: persino gli addetti al Dipartimento dei Beni Artistici s'impegnano con zelo al restauro della sua abitazione.

Improvvisamente però Sandulli inizia a percepire note stonate in un coro di plausi e false cortesie. Si accorge della corruzione e del marciume che serpeggiano sotto l'attività di Botero: licenziamenti ingiustificati, tangenti, soprusi all'indirizzo di sottoposti rei di aver commesso errori intollerabili secondo il metro arbitrario di un giudizio insindacabile.

Esacerbato dai continui riscontri negativi, Sandulli decide di rassegnare le dimissioni, redigendo un'accorata lettera in cui taccia Botero di assolutismo, degno del peggiore feudatario mai esistito. Con diabolico stratagemma, Botero ritorce contro i detrattori politici proprio il contenuto della lettera dimissionaria, riuscendo a vincere le elezioni.

Nella parte del perfido Botero, che non prova empatia per nessuno tranne che per se stesso, Moretti riesce a dare il meglio della sua capacità espressiva, bucando lo schermo con improvvise sfuriate, sguardi biechi e sinistri, cupi silenzi.

Acuta e onesta denuncia sociale all'avanguardia per il periodo in cui fu realizzato, l'ottimo film di Daniele Luchetti mette a nudo la corruzione occulta della politica italiana, artefice dello sfacelo economico che ora più che mai tiene sotto scacco (matto?) il nostro povero Belpaese.
Rifiutato dalla Rai, il lungometraggio fu prodotto dalla Sacher Film di Moretti & Barbagallo. Un plauso va dunque, per una volta, alla trasparenza e all'impegno tutti italiani.

©® Annalisa/Ottobre 2001
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