IL MESTIERE DELLE ARMI
(ITA/FRA/GER, 2000)
Ermanno Olmi
Hristo Jivkov
Desislava Tenekedjieva
Sandra Ceccarelli
Sasa Vulicevic
Sergio Grammatico
Giovanni De’ Medici
Caterina De’ Medici
Nobildonna di Mantova
Pietro Aretino
Federico Gonzaga

La nuova opera di Ermanno Olmi non è la cronaca di una guerra, come potrebbe sembrare a una prima, superficiale lettura. Narra invece la storia di un giovane, Giovanni de' Medici, detto Giovanni dalle Bande Nere, il famoso capitano di ventura dell'esercito pontificio che nel 1527 tentò di fermare l'avanzata dei Lanzichenecchi verso Roma.

Constatando l'inferiorità del suo esercito, Giovanni chiese invano rinforzi, poiché nessun principe italiano era allora in grado di sostenere le spese occorrenti per approntare un grande parco di artiglieria. A peggiorare la situazione contribuì Alfonso d'Este, duca di Ferrara, il quale, fingendosi alleato del Papa Clemente VII, anch'egli della famiglia Medici, regalò segretamente quattro falconetti al capo dei Lanzichenecchi, Zorzo Frundsberg. Fu appunto un colpo di falconetto, una delle prime bocche da fuoco usate sui campi di battaglia, a ferire mortalmente Giovanni dalle Bande Nere.
Questo il riassunto del primo tempo. Nella parte finale del film, come premesso, Olmi non vuole indagare sui come o sui perché del Sacco di Roma: la sua attenta e sensibile regia si sofferma sul lato umano del capitano di ventura, ne mette in luce il coraggio nell'affrontare una morte tanto dolorosa quanto inevitabile.

La presenza del regista è palpabile nelle continue digressioni, già note nel capolavoro La Leggenda del Santo Bevitore [Sezione Drammatico], con cui questo film presenta notevoli affinità per stile, poesia e alta sensibilità nel tratteggiare la personalità del protagonista. Mentre il "Santo Bevitore" era un debole, vittima dell'alcool e della propria incapacità di controllare gli eventi, qui il giovane capitano di ventura fronteggia con forza e decisione, ma anche con umiltà e rassegnazione, il suo ultimo e invincibile nemico: la morte. Le lettere alla moglie e all'amante sono lo spunto narrativo per rivelare il suo passato, rivissuto intensamente durante l'agonia. La colonna sonora di Fabio Vacchi, che evoca atmosfere alla Igor Stravinskij (già sfondo importante per Il Santo Bevitore) fa da contrappunto ai ricordi di Giovanni morente, i suoi occhi attratti da alcuni splendidi affreschi della villa principesca che lo ospita, ma anche rivolti verso Dio e verso gli uomini.

Ancora una volta, Olmi ci regala un raro gioiello di sensibilità, poesia e delicatezza: il tutto filtrato dallo sguardo dei bambini, comparse attente e attonite in tutti i suoi lavori. Il regista pare suggerirci che i bambini ci guardano, osservano le meschinità e le tragedie degli adulti con occhi attenti e un po' spaventati.

Nella precisa ricostruzione del linguaggio e degli interni, Olmi non svela l'orrore della guerra e della morte: lo evoca soltanto, confermando la sua fama di regista che, più che mostrare, preferisce suggerire.

©® Annalisa/Maggio 2001
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