IL PIANISTA
(FRA/GER/POL/GB 2002)
di Roman Polanski
Adrien Brody
Thomas Kretschmann
Frank Finlay
Maureen Lipman
Emilia Fox
Ed Stoppard
Julia Rayner
Jessica Kate Meyer
Michal Zebrowski
Wladyslaw Szpilman
Capitano Wilm Hosenfeld
Padre di Wladyslaw
Madre di Wladyslaw
Dorota
Henryk
Regina
Halina
Yurek

Tristemente memore della tragica esperienza nel ghetto di Cracovia, Polanski racconta l'odissea dell'olocausto in un drammatico crescendo di soprusi, discriminazioni, violenze e crudeli esecuzioni descritte con occhio di spettatore partecipe e disilluso e filtrate attraverso lo sguardo attonito e sgomento del protagonista, il grande pianista polacco Wladyslaw Szpilman, interpretato da Adrien Brody con rara intensità espressiva. Polanski delinea la follia nazista con tratto deciso e asciutto, che non lascia spazio ad inutili autocommiserazioni. 
Descrive anche la presa di coscienza dell’orrore da parte di ufficiali ormai destinati alla resa e consapevoli di aver aderito ad una ideologia aberrante che avrebbe finito per ritorcersi contro di loro in un meccanismo irreversibile.
La dolorosa consapevolezza di aver aderito ad un ideale tragicamente vuoto di significati s'incarna nella figura dell'ufficiale nazista (il capitano Wilm Hosenfeld) che scopre Szpilman ormai ridotto alla stregua di barbone nel suo estremo tentativo di sopravvivere.

Thomas Kretschmann impersona magnificamente un uomo nauseato e disilluso, consapevole della fine imminente, il quale, superando ogni bieca distorsione imposta dal regime nazista, vede Szpilman finalmente per ciò che è: un essere umano ferocemente depredato della vita e della dignità.
Il vortice di ottusa crudeltà culmina con l'invasione delle truppe sovietiche e con la conseguente deportazione degli stessi ex ufficiali nazisti, rinchiusi a loro volta in ghetti prima di essere allontanati.
Come in un cerchio perfetto, il racconto inizia e finisce con l'immagine di Szpilman seduto al pianoforte. Ma tra le due sequenze si dipana una storia di orrore e violenza, la lotta disperata per la sopravvivenza e la paura di essere braccato senza via di scampo, la scia di un dolore che lascia il segno come una cicatrice indelebile sul corpo, nella mente e nell'anima e che non potrà mai essere rimossa.

E allora, il pianista che intona la Polonaise non sarà più lo stesso che suonava alla radio di Varsavia prima dell'olocausto e una lacrima silenziosa solcherà lentamente ma inesorabilmente il suo volto.

©® Annalisa/Novembre 2002
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