IL NEMICO ALLE PORTE
(Germ./Usa/G.B./Irlanda, 2000)
di Jean-Jacques Annaud
Jude Law
Ed Harris
Rachel Weisz
Joseph Fiennes
Bob Hoskins
Ron Perlman
Eva Mattes
Gabriel Thomson
Matthias Habich
Vassili Zaitsev
Maggiore König
Tania Chernova
Commissario Danilov
Nikita Sergeyevich Khrushchev
Koulikov
Madre Filipov
Sacha Filipov
Generale Paulus

Dopo “La Guerra Del Fuoco” e “Il Nome Della Rosa”, il grande Jean-Jacques Annaud si cimenta nel genere epico-drammatico, regalandoci un film godibile, avvincente, ben diretto e interpretato.

La minaccia nazista, raffigurata geograficamente come una specie di morbo nero che sta appestando mezzo continente, viene eroicamente fronteggiata da un gruppo di giovani soldati (uomini e donne), tra i quali spicca Vassili Zaitsev (un affascinante Jude Law), che con pochi ma abili colpi di fucile riesce ad abbattere un manipolo di ufficiali tedeschi lenti e distratti.

In seguito all’audace impresa, Vassili diviene una specie di eroe nazionale e la propaganda sovietica inizia a strumentalizzare le sue gesta per risollevare il morale del popolo russo e spronarlo al contrattacco. Si parla in effetti dell’epica battaglia di Stalingrado, in cui le armate sovietiche riuscirono a respingere l’avanzata nazista in territorio russo.

La pellicola si avvale di una regia solida e ormai collaudata, di un ritmo veloce e coinvolgente, di un’ottima recitazione e ci regala un’intensa e quasi disperata storia d’amore tra Vassili e Tania Chernova (Rachel Weisz). Nel cast spicca ovviamente l’interpretazione del troppo sottovalutato Ed Harris, che qui veste i panni del maggiore nazista König, inviato dal Reich in territorio russo per eliminare Vassili. Il maggiore, tiratore scelto e abile stratega nelle mosse d’attacco, riesce a introdursi nell’ambiente dei soldati russi e crede di conquistare la fiducia di un bambino regalandogli cioccolata in cambio di preziose informazioni. Ma il ragazzo ovviamente fa il doppio gioco e l’epilogo della sanguinosa battaglia, articolata e complessa come una terribile partita a scacchi contro la morte, è facilmente immaginabile.

Colpiscono le ultime parole del Commissario Danilov (Joseph Fiennes), pronunciate prima di cadere, che risuonano pressappoco così: “Con le nostre teorie marxiste abbiamo tentato di creare un mondo perfetto, dove tutti fossero uguali e nessuno diverso, ma abbiamo fallito. Ci sarà sempre qualcosa da invidiare, come esisterà sempre qualcuno ricco o povero di talento, qualcuno ricco o povero d’amore.”

Annaud denuncia i crimini nazisti e ne incarna la sottile ma feroce crudeltà nella figura del maggiore König. Racconta una valorosa resistenza vista dalla parte dei russi, ma parallelamente condanna il disumano sistema sovietico, incarnato dal megalomane Nikita Kruscev (un Bob Hoskins che pare appena disceso dal pulpito di Mussolini)

©® Annalisa/Maggio 2001
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